Passa ai contenuti principali

Le ragioni della svolta a destra dell'intera America latina

Milei interviene ad una manifestazione di VOX l'8 Ottobre 2022 

La causa principale è la crisi della sinistra del continente, attaccata al potere e repressiva

Il 19 novembre è stato eletto presidente dell'Argentina, con il 55,69% dei voti, Javier Gerardo Milei, uomo di destra e liberista estremo. Aveva insolentemente criticato papa Bergoglio come fautore della povertà, chiamandolo «l'imbecille che sta a Roma», e ancora «rappresentante del maligno nella casa di Dio e sulla Terra», «gesuita che ha un'affinità con comunisti assassini». Buona parte della Chiesa argentina ha risposto con sdegno. Dopo l'elezione, il Papa però ha chiamato il neopresidente per congratularsi, facendo un gesto distensivo. 

Perché gli argentini hanno votato Milei, personalità istrionesca e imprevedibile? Il candidato alternativo era il peronista Sergio Massa, ministro del precedente Governo che lascia in eredità una pesante crisi economica. Rappresenta un passato fallimentare, senza via d'uscita, cui l'elettorato - specie nelle province interne e tra i giovani - si è ribellato con rabbia e disperazione. Milei è il prodotto del fallimento peronista che spinge la gente al cambiamento: tanto - si dice - peggio di così non può andare. Il voto per Milei segna una svolta a destra: una destra anarco-liberista, irregolare e imprevedibile. Il nuovo presidente ricorda sia Trump (si vedrà come andranno le elezioni negli Usa) sia Bolsonaro (battuto un anno fa da Lula ma che, nonostante il suo ruolo internazionale, stenta a imporsi in un Brasile in cui non ha la maggioranza parlamentare). 

Avviene una svolta a destra in America latina, come in Europa, anche con la recente affermazione in Olanda di Wilders, leader di ultradestra, ostile all'islam e alla Ue? Ogni "destra" ha caratteristiche peculiari. Specie in America latina. 

La destra in America del Sud si rafforza anche per la crisi delle sinistre. Nel Cile del presidente di sinistra Gabriel Boric, l`estrema destra ha vinto le elezioni nell`assemblea per riformare la Costituzione. L'attaccamento al potere e la politica repressiva della sinistra in alcuni paesi, come il Nicaragua, ha finito per screditarla. Il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, criticato dalle organizzazioni umanitarie per la politica repressiva e per aver prorogato lo stato d'assedio sedici volte, ha lottato contro la criminalità con metodi ritenuti lesivi dei diritti umani. Tuttavia, in un'America del Sud alle prese con un potente narcotraffico, forte economicamente e "militarmente", Bukele è divenuto un modello per non pochi. 

La destra non ha un rapporto positivo con la Chiesa: Milei in un modo e Bukele in un altro. Perché la Chiesa del continente più cattolico del mondo è così poco rilevante politicamente e culturalmente? Nel 2007 ci fu la V Conferenza dei vescovi latino-americani ad Aparecida che invitò a un nuovo "fervore dello spirito" da vivere con coraggio e audacia. La Chiesa del continente è oggi sfidata dai movimenti neo-protestanti. Uno dei maggiori esperti del cattolicesimo del Sud America, Guzmán Carriquiry Lecour, osserva come la sfida neo-protestante sia costante, quasi inarrestabile. Tale situazione ha generato una cultura del declino tra i cattolici e ha spinto talvolta a un governo pastorale che soprattutto punta a riorganizzare le forze indebolite. In realtà, tra tante crisi, in un mondo polarizzato, manipolato politicamente e religiosamente, la Chiesa predica quel Vangelo che è sorgente di umanità e di speranza per un futuro migliore. Forse bisogna esserne più consapevoli e viverlo nella realtà, come taluni coraggiosi credenti latino-americani. 


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 3/12/2023


Commenti

Post popolari in questo blog

Sudan, la guerra invisibile che riguarda anche l'Europa

Profughi sudanesi in Ciad, ad Adre - 24 Gennaio 2025 - Foto Foreign Office UK/Russel Watkins Da 3 anni il Paese è devastato da scontri tra fazioni. E i rifugiati diventeranno un nostro problema Tra le troppe guerre aperte (oltre 50), forse una delle più sanguinose è quella in Sudan, dove il conflitto civile è iniziato nell'aprile del 2023. Se ne parla solo a tratti.  Sulle vittime i dati sono scarsi perché la guerra è avvolta dal silenzio e dal disinteresse: è raro che giornalisti indipendenti od operatori umanitari abbiano accesso alle aree degli scontri. Si parla di circa 30 mila morti in combattimento e di 150 mila per fame e malattie. Secondo gli esperti, tuttavia, oltre 5 milioni di sudanesi sono a rischio.  La guerra è esplosa tra i due alleati del golpe del 2021: l'esercito ufficiale (Saf, Sudanese Armed Forces) e le Forze rapide di supporto (Rsf), milizia paramilitare usata per combattere i ribelli del Darfur. I due gruppi si sono divisi per ragioni economiche (il c...

Giovanni Paolo II: un uomo di Dio dalla profonda umanità

Roma 1979, uno dei primi incontri fra Giovanni Paolo II e Andrea Riccardi Sapeva ascoltare. Non si chiuse in Vaticano: la sua Chiesa voleva essere anima e compagna dei popoli Giovanni Paolo II è morto il 2 aprile 2005. Quindici anni fa. È passato tanto tempo e il mondo è cambiato. Era figlio di una terra lontana: nato in Polonia nel 1920, dopo la Prima guerra mondiale aveva vissuto l'orrore della Seconda e della Shoah, era stato testimone della persecuzione comunista. Eppure il suo ricordo e le sue immagini comunicano ancora oggi una forza viva. Non sanno di passato. Quando l'ho accostato personalmente, ho avuto sempre l'impressione di un uomo abitato da forza e fede. Nella preghiera si raccoglieva tutto in Dio in modo stupefacente. Era uno spirituale, ma nell'incontro era simpatico, umano, attento alle persone, interessato a tutti gli aspetti, anche i più laici o personali. Nonostante fosse il Papa, era un amico, fedele verso i nuovi e gli antichi amici. Sul t...

La Settimana Santa ci richiama alla compassione. Dall'Ucraina al Libano e all'intero Medio Oriente, non possiamo abituarci al grande dolore delle guerre

Siamo in tempi difficili. Talvolta spaesati e disorientati. Non si vede come le guerre in corso - basta pensare all'Ucraina o alla situazione infiammata in Medio Oriente - approdino a una tregua o alla pace. Ma siamo nella Settimana Santa, in cui la memoria della Passione di Gesù ci spinge a pensare al suo grande amore e alle croci di tanti uomini e donne.   Il piccolo Libano, paese di convivenza (non sempre facile) tra cristiani e musulmani, con meno di sei milioni di abitanti, accoglie due milioni di profughi spinti dal Sud del Paese verso il Centro e il Nord. Una situazione dolorosa e di estremo bisogno.  Non si dimentichi che il Libano ospita dal 1949 mezzo milione di rifugiati palestinesi e da qualche anno due milioni di siriani che hanno lasciato la Siria per la guerra civile. E noi ci lamentiamo di qualche rifugiato!  La Passione e la Croce di Gesù ci chiamano a stare vicini a chi soffre: accanto a noi e in terre lontane. È la scelta di Maria, delle donne, del dis...