La questione Santa Sofia. Resti museo o si tradisce lo spirito di Assisi

Foto: Tolga Ahmetler, Unsplash
Come dimostrò Karol Wojtyla, musulmani, ebrei e cristiani possono pregare gli uni accanto gli altri

La basilica di Santa Sofia, Hagia Sophia, ritorna moschea. Questo monumento è una delle meraviglie del mondo, sulle rive del Bosforo a Istanbul. Hagia Sophia, la Divina Sapienza, fu fondata per essere la più grande e bella chiesa del mondo. L'attuale basilica fu inaugurata nel 537 dall'imperatore Giustiniano con il patriarca Eutichio, come cuore della "Grande Chiesa di Cristo", quella di Costantinopoli. Chiesa madre della cristianità bizantina, adornata di splendidi mosaici, fu il centro della vita religiosa e politica dell'Oriente cristiano. Qui, nel 1043, il legato del papa, Umberto di Silva Candida, depositò sull'altare la scomunica del patriarca ecumenico Michele Cerulario, che rispose scomunicando a sua volta la Chiesa di Roma. Da allora la distanza è divenuta scisma tra l'Oriente ortodosso e l'Occidente cattolico.

Hagia Sophia è stata testimone di tanta storia: la conquista dei crociati che la cattolicizzarono tra il 1204 e il 1261 (e vi rubarono molte reliquie); un fatto rimasto come un trauma nella memoria ortodossa. La fine della chiesa arrivò nel 1453 con la conquista del sultano Mehmet II, che la volle moschea. Furono coperti i mosaici e in parte distrutti. Furono fatti grandi lavori di restauro mentre venivano aggiunti i minareti. L'ex basilica divenne un modello per le moschee ottomane. Il Patriarcato ortodosso, a capo di una cospicua comunità, peregrinò in vari luoghi fino a San Giorgio al Fanar, il quartiere greco di Istanbul. Nel Novecento, con lo scontro Grecia-Turchia, la comunità si è ridotta a una piccola realtà, anche se il Patriarca ecumenico ha un forte valore simbolico, come mostrano gli incontri con i Papi a partire da Paolo VI.

Nel 1934-35, il presidente turco Atatiirk ha trasformato la moschea in museo, che è divenuto il luogo principale di attrazione per milioni di turisti in visita a Istanbul. I mosaici sono stati scoperti e l'arte bizantina può essere ammirata. Atatiirk affermò il distacco dal passato ottomano-islamico e la laicità della Repubblica. Finora, nonostante alcune pressioni islamiste, nessuno aveva osato toccare lo status laico di Hagia Sophia: lo fa Erdogan, ricollegandosi simbolicamente al conquistatore di Costantinopoli Mehmet II. Del resto, la sua Turchia ha esteso la propria influenza fuori dai confini: in Siria, in Libia, in Somalia, in Africa e altrove, con una politica di forte presenza nazionale. È un player internazionale con cui fare i conti.

Il gesto di Erdogan, peraltro, non ha suscitato grandi entusiasmi nel mondo arabo e in genere in quello musulmano, che non riconosce una leadership turca. Soprattutto non si tratta di fare la guerra tra la chiesa e la moschea, ma di rispettare lo status quo che la storia ci consegna. È la stessa vicenda dei monumenti dei "grandi", che ora si vogliono abbattere o mettere da parte. Buttiamo giù la statua di Giulio Cesare perché ha ucciso i Galli?

Hagia Sophia torna moschea: segno di una nuova Turchia musulmana e ottomana. In questo modo sembra che la moschea si elevi contro il passato di chiesa. È un errore simbolico. Un uso politico della storia religiosa di un edificio. Papa Francesco ha usato parole meditate: «Penso a Santa Sofia e sono molto addolorato». Viene sprecata una grande conquista delle religioni e dell'umanità. È "lo spirito di Assisi", proposto da Giovanni Paolo II: pregare gli uni accanto agli altri, non più gli uni contro gli altri. Quando chiesa, sinagoga e moschea vivranno l'una accanto all'altra, ci sarà pace.

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