Passa ai contenuti principali

The "Philippine Trump" scares the world


The Philippines has a new president, Rodrigo Duterte. In Italy he's talked little. Yet the Philippines are relevant with a hundred million inhabitants, Asia's largest Christian state (81% Catholic). However Duterte has insulted the Pope for major traffic jams caused by his visit to Manila. Long-mayor of Davao on the island of Mindanao, Duterte has led a fight against crime with heavy methods: "How do you think you were able to make Davao one of the safest cities in the world? Killing everyone, "he said, confirming that it has also used extra-legal means. For him, the fight against crime leads to eradicate poverty, while talking to restore the death penalty. Time described it as" the punisher. " Yet his popularity is strong.
Grande is now the concern for authoritarian rule in a country freed from the dictator Marcos only in 1986 thanks to a peaceful transition aroused by the moral courage to Corazon Aquino and Cardinal Sin. Among the other a son of Marcos competes for the vice presidency. He comes from questioning the impact of the message of Pope Francis , who was on a visit in January 2015 and picked up seven million people for a Mass in Manila. Duterte is called the "Philippine Trump." In fact it is affirmed in many parts of the world the attraction for "strong men". The Philippines, despite great poverty, have had a good economic growth. Corruption and crime are, however, widespread. Democracies are too weak to meet these challenges. Freedom of the press seems an option ( in the Philippines seven journalists were killed last year ). The simplistic solutions attract. Also in Europe. It is the dangerous attraction of the order intended as a force without limit, is the contempt of democratic mechanisms.
Moreover, in many countries of the world the challenge of violence and crime is huge. Democracy looks weak. Not so. But the democratic parties are little rooted among the people and give little confidence. We must fight against crime and corruption, but above all to create a popular political culture, real antidote to violence and corruption. So you should invest on education and culture.

Editorial by: Andrea Riccardi on "Famiglia Cristiana" of May 22, 2016.
(translated by Jenny Aja Babon)

Commenti

Post popolari in questo blog

Sì al quesito sulla cittadinanza per un'Italia più giusta e prospera

Foto Sant'Egidio L'integrazione di chi vive e lavora nel nostro Paese genera benefici sociali, economici e demografici Il quinto quesito del prossimo referendum propone di dimezzare da dieci a cinque anni i tempi di residenza legale in Italia per ottenere la cittadinanza italiana per lo straniero extracomunitario. Sono favorevole a una risposta positiva.  Bisogna rimettere in discussione una politica che scoraggia la concessione della cittadinanza ai cittadini non Ue.  Tale politica corrisponde a una visione, anzi a una "non visione": la diffidenza verso i non italiani che vengono nel nostro Paese, vivono qui, lavorano, pagano le tasse, contribuiscono al comune benessere.  Questa diffidenza ispira le lungaggini burocratiche che ritardano le pratiche per la cittadinanza anche per chi ne ha diritto. Soprattutto manifesta il disinteresse a integrare gente che già vive in Italia e di cui la nostra economia ha bisogno, come segnalano, inascoltati, tanti imprenditori. Le i...

L'avvenire dell'Africa può cominciare dalla Costa d'Avorio

Una veduta di Abidjan di Gennaio 2025 - Foto Creative Commons Decisivo consolidare la democrazia del Paese. Le prossime elezioni saranno un banco di prova L'Africa non è tutta "nera" - così titolava anni fa Limes , l'autorevole rivista geopolitica. È un invito a leggere con attenzione le diversità e gli squilibri di un continente forse più complesso del nostro.  Sono ritornato di recente in Costa d'Avorio, Paese che conosco dagli anni Novanta. La capitale economica (in pratica pure politica), Abidjan, non era allora la megalopoli odierna con oltre sette milioni di abitanti, ma una città tranquilla, verde, niente di simile alla realtà caotica, vivace e trafficata di oggi. Nel 1960, all'indipendenza, contava 200 mila abitanti. Ora le grandi costruzioni, i grattacieli, le torri, le tante opportunità offerte in differenti campi, ne fanno una megacittà avveniristica, ben collocata nel mondo globale.  Abidjan è una città ricca, molto ricca, differente da tante c...

Basta sacrificare vite innocenti, a Gaza è urgente una tregua

  Alcuni superstiti si aggirano tra le macerie di una scuola che era stata trasformata in rifugio per i profughi - Al Bureij (Gaza) maggio 2025 - Foto UNRWA La rappresaglia è senza sbocchi e non ha senso dividersi in tifoserie. Bisogna riconoscere due Stati Molti soffrono con Israele per le barbare uccisioni (anche di neonati) del 7 ottobre e per gli ostaggi assassinati, oppure tornati a casa dopo tempo o usati come ricatto. Uccidere, come Hamas ha fatto il 7 ottobre, esprime la volontà di annientare un popolo.  Ma tanti oggi dicono basta alla strage che sta colpendo Gaza e la sua gente, a partire dai bambini.  Le molte morti innocenti sono inspiegabili e disumane: scavano un abisso. L'anima del Medio Oriente è malata di bipolarismo dell'odio che sopraffà ogni senso di umanità. La vendetta è una vertigine che porta lontano. Hamas è un mostro ideologico che ha compiuto atti indicibili.  Ma non si possono sacrificare ancora vite umane in una guerra apocalittica. Molti...