giovedì 23 febbraio 2017

La vera politica sugli immigrati. No operazioni di polizia, servono progetti nei Paesi d'origine

Un editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 26 febbraio 2016
GLI SBARCHI DELLA MORTE: l'82 per cento dei barconi dei trafficanti vengono dal territorio libico. Nel 2016 sono morte nel Mediterraneo oltre 5 mila persone. I Paesi africani devono prendersi la responsabilità dei cittadini che emigrano
I1 Governo italiano ha firmato un accordo con quello libico di Serraj. I temi sono caldi: immigrazione illegale, traffico di esseri umani, contrabbando, traffico di petrolio, terrorismo e altro. L'82% dei barconi dei trafficanti di esseri umani vengono dal territorio libico, controllato solo in parte da Serraj. L'Italia promette aiuto allo sviluppo e formazione del personale per i centri temporanei per i migranti. Dunque la Libia avrebbe un ruolo analogo alla Turchia nel trattenere rifugiati e migranti, per evitare gli sbarchi in Europa? Non sarebbe una novità. Un ruolo simile è stato già attribuito alla Libia dai Governi italiani di Centrosinistra e di Centrodestra. E Gheddafi allora controllava il Paese. In Libia - è bene ricordarlo - avvenivano trattamenti inumani nei confronti dei migranti. È un Paese che non ha firmato la convenzione Onu per i rifugiati. Non mi sembra auspicabile ripetere quella brutta storia. Ancora oggi parecchi migranti provenienti dalla Libia portano le tracce delle dure condizioni di vita e dei maltrattamenti.
Guardiamo le persone che approdano in Italia. Sono state 181 mila nel 2016: vengono da Nigeria (21%), Eritrea (12%), Guinea, Gambia e Costa d`Avorio (7%), Senegal (6%), Sudan e Mali (5%). I profughi siriani non ci sono più, perché intrappolati in Grecia, o nei campi turchi (circa tre milioni). Solo "i corridoi umanitari" organizzati da Sant'Egidio e Tavola valdese hanno finora portato legalmente un considerevole gruppo di siriani in Italia. In realtà gli arrivi più consistenti oggi sono dall'Africa. Bisogna uscire da una logica "di polizia" e fare una politica africana sull'immigrazione a tutto campo, con un vero investimento di energie e risorse. È un segnale l'istituzione di un Fondo per l'Africa (Libia, Tunisia e Niger).
Non sono importanti gli accordi di riammissione, quanto le azioni preventive che responsabilizzino i Governi africani verso i loro cittadini, perché istruiscano sui rischi dei viaggi nel deserto e in mare, aprano opportunità per i giovani. I Paesi africani devono prendersi la responsabilità dei cittadini che emigrano. E noi, con progetti mirati, aiutare perché i giovani abbiano un futuro in patria. Per quale motivo ci sono tanti migranti dalla Costa d`Avorio e dal Senegal, che sono Paesi tranquilli? Si devono sensibilizzare i Governi. L`emigrazione non sia una valvola di sfogo per i governanti di fronte alle domande dei giovani. Infine, non si può chiudere la porta agli immigrati. L`Italia ne ha bisogno per motivi demografici. Bisogna aprire canali attraverso cui è possibile venire in Italia. Va sbloccato il meccanismo delle quote di ingresso, che apre una prospettiva ai giovani africani, consente controllo e integrazione programmata. Nel Sud del mondo la gente si muove: un fenomeno inarrestabile. Si deve lavorare per dare possibilità di permanenza in Africa, ma anche per dare dignità e sicurezza a chi si sposta. Nel 2016 sono morte oltre 5 mila persone nel Mediterraneo: un dramma inaccettabile.



Nessun commento:

Posta un commento