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Noi e i migranti. Si scarica sui più deboli la paura del futuro

Il RISCHIO DI CREARE UNA PSICOSI
C`è un divario fra la politica gridata e la realtà: si deve uscire da quel vittimismo che ci rende aggressivi. C'è il rischio di creare una psicosi


Alcuni immigrati in Italia o anche cittadini italiani con caratteri somatici non europei mi raccontano che spesso, sui mezzi pubblici, sono fatti segno di espressioni aggressive. Tanto che hanno elaborato strategie di comportamento, fatte di pazienza e di silenzio di fronte alle provocazioni. Gli italiani sono diventati razzisti? Non voglio parlare soltanto dei movimenti specificamente razzisti, che rappresentano una parte marginale della società. Penso alla massa dei nostri concittadini. Sono diventati razzisti in maggioranza? Non credo, ma ci sono stati cambiamenti profondi nella coscienza e nei sentimenti della gente di cui dobbiamo renderci conto. Lo si è visto con la crescita della paura nei confronti dei migranti, anche in una stagione in cui gli sbarchi sono diminuiti, quindi ci sarebbe da avere meno timore. Papa Francesco ha recentemente affermato che gli allarmi populisti sui migranti «stanno creando una vera psicosi», mentre l`Europa invecchia e, senza nuovi europei, «diverrà vuota».
È un discorso realista, su cui concorda - per esempio - il mondo industriale che, in Germania, chiede nuovi immigrati. Ma i discorsi realistici non sembrano rispondere ai sentimenti della gente. Non pochi italiani si portano dentro la paura del futuro. Di che cosa hanno paura? Ci sono molte risposte a questa domanda: migranti, crisi economica, terrorismo, criminalità e via dicendo. Il disagio del vivere quotidiano accresce la paura. Si vuole una soluzione immediata dei problemi, fatta di risposte forti. Ma si vuole una soluzione o un`illusione? È questa la vera domanda. I problemi della società sono complessi e richiedono tempo per essere risolti. Lo si vede anche in Italia con il nuovo Governo Conte. Tuttavia c`è un divario tra il mondo delle emozioni (e della politica gridata) o delle percezioni e la realtà. Bisogna provare a stare con i piedi per terra e cercare di agire sulle situazioni più dolorose, come la disoccupazione, specialmente quella giovanile. Ma occorre anche uscire da quel vittimismo generalizzato, che ci fa sentire preda dell`insicurezza e dell'incertezza. Un vittimismo che ci rende aggressivi. Bauman, grande interprete del nostro tempo, ha ricordato agli europei che vivono nella stagione più sicura della storia, nonostante provino tanta incertezza. Non si tratta della lezione di un professore, ma di un invito a guardare la realtà, uscendo da un mondo illusorio, e a cercare la strada per risolvere i problemi. Forse bisognerebbe gridare di meno e parlare di più, trovando i luoghi dove questo è possibile o creandoli. Occorre anche guardare ad altri Paesi del mondo, specie fuori dall`Europa, per accorgersi che la situazione dell`Italia non è così male, anche se c`è molto da fare. Forse è necessario ascoltare di più la gente con i suoi problemi concreti, perché c`è un`Italia che soffre molto: i giovani, gli anziani, le persone sole e con poche prospettive. Questo chiede alla politica di agire. E a tutti di noi di riscoprire la solidarietà con chi ha bisogno e la simpatia per il nostro tempo.

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