Passa ai contenuti principali

Convivere in una società composita. L'intervento di Andrea Riccardi

"Condividere: religioni, conflitti e pace" il titolo della serata che si è svolta a Brescia per il 60° anniversario della Fondazione Tovini, introdotta dai saluti del vescovo Luciano Monari.
L'intervento di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio

È stata l'elegante cornice del salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia, ad accogliere lo scorso 8 giugno, Andrea Riccardi, ordinario di Storia contemporanea all`Università Studi Roma Tre, fondatore della Comunità di Sant'Egidio.
L'occasione dell'appuntamento è una relazione che sia costruttiva astata quella della celebrazione dei vendo come punto di partenza il dean siderio di conoscenza e convivenza sesst`anni della fondazione Tovi- Parole. Le parole cardine dell`intervento sono state quindi cultura ni, nata per intuizione di personalità come il Servo di Dio Vittorino e convivenza intesa come la caChizzolini o mons. Angelo Zammar- pacità dell`uomo di fare buon uso denza di Michele Bonetti a consoli chi e che giunge oggi, sotto la presid. elle proprie radici, della propria dare la propria missione educativa , identità, della propria storia. L`in contro ed il dialogo non risultano tesa alla formazione dei giovani ad così come il recedere da quella che una cultura cristiana aperta, anche è la vicenda della propria nazione o grazie allo sguardo di servizio inter della propria religione, significano nazionale proposto, ed alle energie profuse in particolare attraverso la piuttosto avere un patrimonio da poter appunto condividere con l`urealtà dell`accoglienza presso la Fa poter che ci circonda. Eespeenmiglia Universitaria oltre alla prori za del professor Riccardi si muove mozione e al sostegno di iniziative
nel settore editoriale e delle comunicazioni sociali.
Tema "Condividere: religioni, conflitti e pace" è stato il titolo della serata introdotta dai saluti del vescovo di Brescia Luciano Monari, del sindaco della città Emilio Del Bono e del viceprefetto vicario Salvatore Pasquariello. Dopo una riflessione del rettore del seminario di Brescia mons. Gabriele Filippini sulla esperienza laica dì spiritualità della Fondazione Tovini, Andrea Riccardi è entrato nel cuore del tema approfondendo in particolare la situazione della convivenza nella diversità composita della società di riconoscere e sostenere anche posizioni non proprie se capaci dimostrare l`utilità e il bene comune. Risulta evidente che tale approccio dialogico richiede una applicazione ed una disciplina personale scelta e
perseguita. Primo ostacolo alla condivisione dunque è l'appiattimento e la passività culturale. In effetti per la società europea in cui siamo inseriti questo significa poter riscoprire la dimensione delle radici di una cultura che esiste che è millenaria e che è sempre stata accompagnata da un meticciato che fonda e permette la società, di non crollare dentro alle dimensioni di chiusura identitaria. La dimensione religiosa
dierna. Superando quelli che sono gli elementi che suggerirebbero la possibilità di conflitto di civiltà inteso come realtà che va a muovere un fronte contrapposto all`altro, l`ex-ministro ha saputo proporre lo sviluppo di una cultura dell`incontro e del dialogo. Cultura che parte innanzitutto dalla capacità di comprendere l`altro è di entrare dentro
diviene così fonte di scambio e di approfondimento esistenziale, non si sottomette alla radicalizzazione e alla violenza, ma si muove come linguaggio proprio di relazione e anche la riscoperta del patrimonio etico cristiano torna ed essere un tesoro da cui attingere per l`edificazione di una società rinnovata nella giustizia e nella solidarietà
Cultura e convivenza sono le parole cardine per l`uomo che deve fare buon uso delle proprie radici

Commenti

Post popolari in questo blog

L'avvenire dell'Africa può cominciare dalla Costa d'Avorio

Una veduta di Abidjan di Gennaio 2025 - Foto Creative Commons Decisivo consolidare la democrazia del Paese. Le prossime elezioni saranno un banco di prova L'Africa non è tutta "nera" - così titolava anni fa Limes , l'autorevole rivista geopolitica. È un invito a leggere con attenzione le diversità e gli squilibri di un continente forse più complesso del nostro.  Sono ritornato di recente in Costa d'Avorio, Paese che conosco dagli anni Novanta. La capitale economica (in pratica pure politica), Abidjan, non era allora la megalopoli odierna con oltre sette milioni di abitanti, ma una città tranquilla, verde, niente di simile alla realtà caotica, vivace e trafficata di oggi. Nel 1960, all'indipendenza, contava 200 mila abitanti. Ora le grandi costruzioni, i grattacieli, le torri, le tante opportunità offerte in differenti campi, ne fanno una megacittà avveniristica, ben collocata nel mondo globale.  Abidjan è una città ricca, molto ricca, differente da tante c...

Sudan, la guerra invisibile che riguarda anche l'Europa

Profughi sudanesi in Ciad, ad Adre - 24 Gennaio 2025 - Foto Foreign Office UK/Russel Watkins Da 3 anni il Paese è devastato da scontri tra fazioni. E i rifugiati diventeranno un nostro problema Tra le troppe guerre aperte (oltre 50), forse una delle più sanguinose è quella in Sudan, dove il conflitto civile è iniziato nell'aprile del 2023. Se ne parla solo a tratti.  Sulle vittime i dati sono scarsi perché la guerra è avvolta dal silenzio e dal disinteresse: è raro che giornalisti indipendenti od operatori umanitari abbiano accesso alle aree degli scontri. Si parla di circa 30 mila morti in combattimento e di 150 mila per fame e malattie. Secondo gli esperti, tuttavia, oltre 5 milioni di sudanesi sono a rischio.  La guerra è esplosa tra i due alleati del golpe del 2021: l'esercito ufficiale (Saf, Sudanese Armed Forces) e le Forze rapide di supporto (Rsf), milizia paramilitare usata per combattere i ribelli del Darfur. I due gruppi si sono divisi per ragioni economiche (il c...

La Settimana Santa ci richiama alla compassione. Dall'Ucraina al Libano e all'intero Medio Oriente, non possiamo abituarci al grande dolore delle guerre

Siamo in tempi difficili. Talvolta spaesati e disorientati. Non si vede come le guerre in corso - basta pensare all'Ucraina o alla situazione infiammata in Medio Oriente - approdino a una tregua o alla pace. Ma siamo nella Settimana Santa, in cui la memoria della Passione di Gesù ci spinge a pensare al suo grande amore e alle croci di tanti uomini e donne.   Il piccolo Libano, paese di convivenza (non sempre facile) tra cristiani e musulmani, con meno di sei milioni di abitanti, accoglie due milioni di profughi spinti dal Sud del Paese verso il Centro e il Nord. Una situazione dolorosa e di estremo bisogno.  Non si dimentichi che il Libano ospita dal 1949 mezzo milione di rifugiati palestinesi e da qualche anno due milioni di siriani che hanno lasciato la Siria per la guerra civile. E noi ci lamentiamo di qualche rifugiato!  La Passione e la Croce di Gesù ci chiamano a stare vicini a chi soffre: accanto a noi e in terre lontane. È la scelta di Maria, delle donne, del dis...