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La situazione delle carceri italiane aumenta il rischio criminalità

L'editoriale di Andrea Riccardi su "Famiglia Cristiana" del 23 giugno 2013

La situazione delle 206 carceri italiane è drammatica. Non da oggi. Tanti lo hanno denunciato autorevolmente. Da molti anni lo ribadisce con forza il presidente della Repubblica. Ma si è fatto poco o niente. È la realtà stupefacente di fronte a cui dobbiamo metterci.
Per affrontare questa situazione ci vogliono misure di emergenza e un investimento di più lungo periodo.
Nelle prigioni italiane ci sono circa 66 mila detenuti, in assoluta maggioranza uomini (le donne non sono più di tremila). Ma le carceri potrebbero ospitare una quantità di detenuti di poco più della metà di questa popolazione. Ci sono pure una sessantina di bambini insieme alle loro madri. Gli spazi (anche quelli di socializzazione, di istruzione o di svago) sono spesso occupati da letti a castello. Le condizioni igieniche sono generalmente precarie. Si vive 20-22 ore al giorno in locali stretti e pieni di gente.
Dal 2000 a oggi ci sono stati 776 suicidi in carcere: una cifra allarmante, rivelatrice dell`anníchilimento delle personalità in quell`ambiente.


Tra l`altro il sovraffollamento è invivibile con la stagione calda.
Queste osservazioni possono apparire banali, dopo che tanti le hanno proposte negli anni precedenti. Ma conviene insistere, visto che non si è fatto niente. Tra í tanti problemi della nostra società, spesso rappresentati con voce forte, chi pensa al mondo del carcere che non ha voce?
Guardiamo dentro questo mondo. Il 30% dei detenuti è straniero. Il 15% ha patologie psichiatriche. Il carcere è divenuto un contenitore del disagio sociale: poveri, tossicodipendenti, malati psichici, immigrati, senza fissa dimora... In carcere vanno molto facilmente i più poveri. È davvero impossibile migliorare le condizioni di vita delle prigioni? Il provvedimento proposto dal ministro della Giustizia Cancellieri individua pene alternative per persone non socialmente pericolose e favorisce l`uscita di chi è giunto alla parte finale della pena. E' stato rinviato all`ultimo Consiglio dei ministri, nonostante la lunga preparazione fin dal tempo del ministro Severino. Si può fare molto. C`è la questione dei tossicodipendenti (circa il 30-35% dei detenuti).
Non si capisce perché non siano ancora stati proposti percorsi alternativi alla detenzione con l`entrata in comunità o in programmi terapeutici.
Bisogna evitare poi il sovraffollamento con troppi ingressi di detenuti in attesa di giudizio, poi rilasciati. C`è il vasto campo delle pene alternative da utilizzare. Non sí tratta di praticare una posizione lassista che metta a rischio la sicurezza degli italiani. Ma un carcere, concepito in modo inumano, è una forma di isolamento, non recupera i detenuti ma predispone a nuovi comportamenti criminosi. La condizione carceraria è rivelatrice di come il nostro Stato, in questo campo, sia al di sotto di uno standard serio di civiltà. La nostra giustizia diventa ingiusta e inumana.

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