Passa ai contenuti principali

IL SANGUE DEI MARTIRI IN UN MONDO INDIFFERENTE

I funerali a Minya, nel Sud dell'Egitto, dei pellegrini copti uccisi in un attacco rivendicato dall'Isis mentre tornavano da un monastero nel deserto.
Nel 2017 i cristiani hanno subìto 736 attacchi, il doppio rispetto all'anno precedente.

A leggere i commenti e gli insulti contro Silvia Romano, la ragazza italiana rapita in Kenya dove svolgeva un'attività di solidarietà, mi chiedo che penserebbero le stesse persone leggendo le notizie di tanti cristiani e missionari uccisi per la fede. Forse anche loro se la sono andata a cercare, esponendo la loro vita in località difficili o a rischio? Qualche giorno fa un sacerdote è stato ucciso nella Repubblica Centrafricana. Un missionario keniano è stato colpito in chiesa, nella regione anglofona del Camerun. In questo stesso Paese, un anno fa, è stato assassinato in circostanze oscure un vescovo, monsignor Balla, uomo mite e coraggioso. Non sono solo i missionari a soffrire, ma tanti: vescovi, religiosi, comuni fedeli. Il Rapporto 2018, curato dalla Fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre, traccia un quadro impressionante di «gravi o estreme violazioni della libertà religiosa» in tante nazioni. La lettura è sconvolgente. Forse serve solo per confermarci nell'idea che i musulmani sono violenti? O che alcuni Stati del mondo sono barbari e dobbiamo tenere ben controllate le nostre frontiere? Non credo... I cristiani hanno subìto ben 736 attacchi nel 2017, il doppio dell'anno precedente. Basta pensare all'Egitto, dove i copti sono colpiti da una sequenza di violenze. Qui, nel corso di novembre, i terroristi dell'Isis hanno aggredito un minibus di fedeli in pellegrinaggio a un monastero del deserto, dov'è il cuore spirituale della Chiesa copta: undici sono morti, tra cui tre bambini. Nel 2017 ci sono stati tanti attacchi contro i cristiani egiziani, tra cui quello a un pullman di pellegrini con trenta morti. Come sempre si tratta di gesti vili contro gente indifesa che va a pregare o che si raccoglie in luoghi di preghiera. In tante regioni del mondo si manifestano odio e disprezzo per i cristiani, o addirittura c'è una volontà di eliminarli, farli fuggire o ridurli in un angolo della società. È una realtà del Duemila, dopo un Novecento "secolo del martirio". Questa realtà richiede di lottare per la libertà religiosa, e di fare pressioni perché sia garantita ovunque. Chiede di essere solidali e non distratti. Nel caso di Asia Bibi, oltre all'infinita lunghezza del processo terminato con l'assoluzione, sembra che non si riesca a garantirle sicurezza in Pakistan. Ma nessuno Stato, pare, si è offerto di accoglierla. E qui gli interrogativi vertono sulla parte del mondo che gode della libertà religiosa. Ci sono le responsabilità della comunità internazionale e dei governi per difendere i diritti di tanti. La sofferenza dei cristiani però rivela, a quanti credono in Occidente, la realtà attuale del cristianesimo: la vita cristiana va donata, è un rischio, non può essere tenuta per sé. Anche se "uscire", come invita a fare da anni papa Francesco, ci fa rischiare qualcosa, questa è la strada indicataci da chi soffre e dai martiri della fede. Non ci si può voltare dall'altra parte o limitarsi a una deprecazione formale. In un mondo in cui tanti cristiani soffrono, bisogna essere cristiani in modo più spirituale ed evangelicamente forte. E così sentiamo anche simpatia e solidarietà per Silvia.

EDITORIALE di Andrea Riccardi su FAMIGLIA CRISTIANA

Commenti

Post popolari in questo blog

Giovanni Paolo II: un uomo di Dio dalla profonda umanità

Roma 1979, uno dei primi incontri fra Giovanni Paolo II e Andrea Riccardi Sapeva ascoltare. Non si chiuse in Vaticano: la sua Chiesa voleva essere anima e compagna dei popoli Giovanni Paolo II è morto il 2 aprile 2005. Quindici anni fa. È passato tanto tempo e il mondo è cambiato. Era figlio di una terra lontana: nato in Polonia nel 1920, dopo la Prima guerra mondiale aveva vissuto l'orrore della Seconda e della Shoah, era stato testimone della persecuzione comunista. Eppure il suo ricordo e le sue immagini comunicano ancora oggi una forza viva. Non sanno di passato. Quando l'ho accostato personalmente, ho avuto sempre l'impressione di un uomo abitato da forza e fede. Nella preghiera si raccoglieva tutto in Dio in modo stupefacente. Era uno spirituale, ma nell'incontro era simpatico, umano, attento alle persone, interessato a tutti gli aspetti, anche i più laici o personali. Nonostante fosse il Papa, era un amico, fedele verso i nuovi e gli antichi amici. Sul t...

Sudan, la guerra invisibile che riguarda anche l'Europa

Profughi sudanesi in Ciad, ad Adre - 24 Gennaio 2025 - Foto Foreign Office UK/Russel Watkins Da 3 anni il Paese è devastato da scontri tra fazioni. E i rifugiati diventeranno un nostro problema Tra le troppe guerre aperte (oltre 50), forse una delle più sanguinose è quella in Sudan, dove il conflitto civile è iniziato nell'aprile del 2023. Se ne parla solo a tratti.  Sulle vittime i dati sono scarsi perché la guerra è avvolta dal silenzio e dal disinteresse: è raro che giornalisti indipendenti od operatori umanitari abbiano accesso alle aree degli scontri. Si parla di circa 30 mila morti in combattimento e di 150 mila per fame e malattie. Secondo gli esperti, tuttavia, oltre 5 milioni di sudanesi sono a rischio.  La guerra è esplosa tra i due alleati del golpe del 2021: l'esercito ufficiale (Saf, Sudanese Armed Forces) e le Forze rapide di supporto (Rsf), milizia paramilitare usata per combattere i ribelli del Darfur. I due gruppi si sono divisi per ragioni economiche (il c...

La Settimana Santa ci richiama alla compassione. Dall'Ucraina al Libano e all'intero Medio Oriente, non possiamo abituarci al grande dolore delle guerre

Siamo in tempi difficili. Talvolta spaesati e disorientati. Non si vede come le guerre in corso - basta pensare all'Ucraina o alla situazione infiammata in Medio Oriente - approdino a una tregua o alla pace. Ma siamo nella Settimana Santa, in cui la memoria della Passione di Gesù ci spinge a pensare al suo grande amore e alle croci di tanti uomini e donne.   Il piccolo Libano, paese di convivenza (non sempre facile) tra cristiani e musulmani, con meno di sei milioni di abitanti, accoglie due milioni di profughi spinti dal Sud del Paese verso il Centro e il Nord. Una situazione dolorosa e di estremo bisogno.  Non si dimentichi che il Libano ospita dal 1949 mezzo milione di rifugiati palestinesi e da qualche anno due milioni di siriani che hanno lasciato la Siria per la guerra civile. E noi ci lamentiamo di qualche rifugiato!  La Passione e la Croce di Gesù ci chiamano a stare vicini a chi soffre: accanto a noi e in terre lontane. È la scelta di Maria, delle donne, del dis...