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Romero diventa beato. L'abbraccio di tutta la Chiesa.


Il 3 gennaio 2015, papa Francesco ha deliberato la beatificazione di mons. Oscar Arnulfo Romero, vescovo martire salvadoregno. Andrea Riccardi ha commentato sul Corriere della Sera la storica decisione
Romero diventa beato. L'abbraccio di tutta la Chiesa.

Andrea Riccardi alla tomba di mons. Romero a San Salvador
Andrea Riccardi alla tomba di mons. Romero a San Salvador
Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, fu ucciso dai militari il 24 marzo 1980. Divenne un`icona per la Chiesa popolare, raffigurato sui murales in America Latína. D'altra parte c`è stata grande opposizione: Romero, per i critici, non si era «convertito» ai poveri, ma era manipolato dai gesuiti dell`Università cattolica (uccisi nel 1989 dai gruppi antiguerriglia). Il cardinal Lopez Trujillo lottò contro il riconoscimento del martirio di Romero: riteneva il prelato troppo «marxisteggiante», e temeva che la sua beatificazione si sarebbe trasformata nella canonizzazione della teologia della liberazione, cui il cardinale si opponeva. Ieri, tuttavia; la Congregazione delle cause dei santi ne ha riconosciuto il martirio e papa Francesco ha approvato la beatificazione. Una vittoria della Chiesa popolare?
La storia è più complessa. Nel 1983 Giovanni Paolo II volle andare sulla tomba dell`arcivescovo salvadoregno (nonostante le opposizioni) e disse: «Romero è nostro». I rapporti tra i due non erano stati idilliaci: Wojtyla, però, s`inchinò di fronte al martire. Romero, definito «indimenticabile» dal Papa, fu inserito da lui tra i caduti del Novecento, dopo esserne stato escluso.
Non era un teologo della liberazione. La biografia scritta da Roberto Morozzo Della Rocca, Primero Dios, ce lo mostra come un pastore vicino a Paolo VI. Nel1977, da poco nominato arcivescovo, fu sconvolto dall`assassinio di Rutilio Grande, un parroco gesuita dalle spiccate capacità pastorali. Cominciò allora a difendere i diritti dei poveri e della Chiesa, come diceva. Lo accusarono di fare politica contro il potere costituito: ma lui non accettava che i salvadoregni fossero massacrati nella sanguinosa polarizzazione tra guerriglia e destra, e che fossero condannati alla miseria da un`oligarchia retriva. La morte venne presto. Romero lo sentiva e nell`ultima visita a Roma, nel gennaio 1980, disse: «Io ritorno, ma mi uccidono, non so se la sinistra o la destra». Un mese dopo confidò a un amico: «Mi costa accettare la morte violenta che in queste circostanze è molto possibile». Non chiese di essere trasferito in Vaticano, come qualcuno gli suggeriva. Fu ucciso mentre celebrava la messa, dopo una predica in cui parlava di martirio.
Dopo la morte Romero fu assunto come simbolo della Chiesa popolare. Sul processo di beatificazione, iniziato nel 1993, sono pesate le cautele e le pressioni, nonostante nulla di critico emergesse sull`ortodossia del vescovo. Lo stravolgimento della figura dopo la morte fa parte del martirio contemporaneo. Varie volte il processo fu fermato all`ex Sant`Uffizio fina al 2012 per motivi di opportunità. Poco prima di dimettersi, però, Benedetto XVI ne autorizzò la ripresa. Bisognava prendere una decisione su una figura che la storia ha ricostruito nella sua ricchezza. Francesco ha deciso per la beatificazione di questo vescovo dei poveri come martire. Al di là di vecchie polemiche, c`è grande devozione popolare verso di lui in Salvador. Il suo motto fu: Sentir con la Iglesia. Sarebbe stato ingiusto non riconoscere che Romero è morto per la Chiesa e il suo popolo. 

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