Passa ai contenuti principali

"Umanesimo Spirituale": una grande introduzione alla spiritualità

Una recensione di "Umanesimo Spirituale" su "Conquiste del Lavoro".
Un dialogo tra Atenagora e Olivier Clement pubblicato dalle edizioni San Paolo

di MAURIZIO SCHOEPFLIN

II libro "Umanesimo spirituale" nasce dal dialogo fra due personalità particolarmente ricche e significative e per comprenderne il valore più autentico è necessario soffermarci, seppur brevemente, a illustrare la loro identità. Atenagora è stato una delle grandi figure spirituali del XX secolo: vissuto tra il 1886 e il 1972, divenne Patriarca di Costantinopoli nel 1948, imponendosi come un uomo di elevatissimo spessore religioso e culturale; celebre è rimasto il suo incontro con il Pontefice Paolo VI a Gerusalemme, nel 1964: il loro abbraccio fraterno inaugurò un`epoca nuova nel dialogo tra le Chiese cristiane. Olivier Clemént (1921-2009), nato in un ambiente laico, si convertì al cristianesimo ortodosso, diventando un ottimo conoscitore della cultura e delle tradizioni dell`antico cristianesimo e impegnandosi poi per tutta la vita nel favorire l`avvicinamento tra le varie confessioni cristiane e il dialogo fra le religioni e le culture. Scrive Andrea Riccardi nell`Introduzione: "Questo libro di dialoghi, non breve, ma mai noioso e oscuro, resta un grande classico della spiritualità cristiana del XX secolo. "Umanesimo Spirituale" è una grande introduzione alla spiritualità e alle problematiche religiose e umanistiche del nostro tempo". In effetti, l`opera, che pur risale a più di quarant`anni fa, conserva un notevole fascino e bene hanno fatto le Edizioni San Paolo a proporla all`attenzione dei lettori italiani di oggi. Il libro trova origine in numerose lunghe conversazioni che intercorsero a Istanbul, nel 1968, tra il Patriarca e il giovane teologo, i quali, pur avendo alle spalle storie e culture assai diverse, si trovarono profondamente accomunati dalla medesima fede ortodossa. Clément è molto bravo nel saper ascoltare il saggio monaco divenuto Patriarca, mentre "Atenagora - afferma ancora Riccardi - parla della sua storia per far parlare qualcosa che crede essere più grande di lui: la sapienza cristiana e un universalismo cristiano e umano che, a suo parere, è necessario nei tempi nuovi". Dopo aver visto per la prima volta il suo interlocutore, Clément annota: "Il volto-icona di Atenagora testimonia di una vecchiaia intrisa di saggezza ... Egli è l`archetipo del vecchio saggio, che mostra come il compimento dell`esistenza si realizzi nel suo superamento, e che in fondo a tutto non vi è il nulla ma l`amore". In lui si saldarono in modo stupefacente una solida fedeltà alla tradizione e una coraggiosa apertura verso il nuovo, soprattutto verso un futuro che vedesse unite le Chiese: "Questo grande patriarca - scrive ancora Clément-, d`una bellezza imperiale ma tutta interiorizzata, ultima incarnazione, fino a oggi, della Bisanzio spirituale, è stato il visionario e il profeta dell`unità". Atenagora è stato un sicuro punto di riferimento spirituale non a motivo del suo potere, che, in realtà, era assai poco, ma grazie a una fede forte e coerente: il suo cristianesimo - sostiene Riccardi - "si propone come qualcosa di fresco e attuale. Ci sono in "Umanesimo spirituale" pagine di rara intensità e profondità in cui si coglie il frutto maturo, non tanto di un pensiero, ma di un cristianesimo vissuto che diviene vera scienza di vita".

Atenagora con Olivier Clément
Umanesimo spirituale. Dialoghi tra oriente
e occidente, 

a cura di Andrea Riccardi, 
San Paolo, Cinisello
Balsamo (Mi), 2013, 

pp. 670,
euro 35,00

Commenti

Post popolari in questo blog

Sudan, la guerra invisibile che riguarda anche l'Europa

Profughi sudanesi in Ciad, ad Adre - 24 Gennaio 2025 - Foto Foreign Office UK/Russel Watkins Da 3 anni il Paese è devastato da scontri tra fazioni. E i rifugiati diventeranno un nostro problema Tra le troppe guerre aperte (oltre 50), forse una delle più sanguinose è quella in Sudan, dove il conflitto civile è iniziato nell'aprile del 2023. Se ne parla solo a tratti.  Sulle vittime i dati sono scarsi perché la guerra è avvolta dal silenzio e dal disinteresse: è raro che giornalisti indipendenti od operatori umanitari abbiano accesso alle aree degli scontri. Si parla di circa 30 mila morti in combattimento e di 150 mila per fame e malattie. Secondo gli esperti, tuttavia, oltre 5 milioni di sudanesi sono a rischio.  La guerra è esplosa tra i due alleati del golpe del 2021: l'esercito ufficiale (Saf, Sudanese Armed Forces) e le Forze rapide di supporto (Rsf), milizia paramilitare usata per combattere i ribelli del Darfur. I due gruppi si sono divisi per ragioni economiche (il c...

La Settimana Santa ci richiama alla compassione. Dall'Ucraina al Libano e all'intero Medio Oriente, non possiamo abituarci al grande dolore delle guerre

Siamo in tempi difficili. Talvolta spaesati e disorientati. Non si vede come le guerre in corso - basta pensare all'Ucraina o alla situazione infiammata in Medio Oriente - approdino a una tregua o alla pace. Ma siamo nella Settimana Santa, in cui la memoria della Passione di Gesù ci spinge a pensare al suo grande amore e alle croci di tanti uomini e donne.   Il piccolo Libano, paese di convivenza (non sempre facile) tra cristiani e musulmani, con meno di sei milioni di abitanti, accoglie due milioni di profughi spinti dal Sud del Paese verso il Centro e il Nord. Una situazione dolorosa e di estremo bisogno.  Non si dimentichi che il Libano ospita dal 1949 mezzo milione di rifugiati palestinesi e da qualche anno due milioni di siriani che hanno lasciato la Siria per la guerra civile. E noi ci lamentiamo di qualche rifugiato!  La Passione e la Croce di Gesù ci chiamano a stare vicini a chi soffre: accanto a noi e in terre lontane. È la scelta di Maria, delle donne, del dis...

I bisognosi vanno messi al centro della nostra fede. Nella Giornata mondiale a loro dedicata siamo invitati a considerarli una "questione familiare"

Foto Sant'Egidio La Chiesa celebra il 16 novembre la IX Giornata mondiale dei poveri, un'idea di papa Francesco per mettere gli ultimi al centro della Chiesa. Non è un fatto solo umanitario. Nemmeno una celebrazione dell'assistenza cattolica e delle sue istituzioni.  Ricordare i poveri con una giornata è decisivo per la coscienza del cristiano e la comunità ecclesiale. Il povero è nel cuore della fede cristiana. Papa Leone ha scritto, con un tocco personale, nell'esortazione Dilexi te : «Tante volte mi domando perché, pur essendoci tale chiarezza nelle Sacre Scritture a proposito dei poveri, molti continuano a pensare di poter escludere i poveri dalle loro attenzioni». È una domanda da porci in questa giornata. Perché ci avviciniamo poco ai poveri e non diventiamo loro amici? Francesco avrebbe detto: perché non li tocchiamo? Spesso pensiamo che ci sono istituzioni preposte alla loro assistenza.  Giovanni Crisostomo, il Padre della Chiesa che ha tanto riflettuto sulla ...