giovedì 7 novembre 2013

Non possiamo dimenticare l'Iraq

Dimentichiamo spesso le situazioni drammatiche per cui non si intravede una via d`uscita. Avviene a livello personale: cosa posso fare io, dove fallisce la politica degli Stati o dell`Onu? Lo si fa a livello di stampa, di Tv e di opinione pubblica, quando non si danno più notizie. Lo si fa come Stati in politica estera. La smemoratezza aiuta a non essere inquietati. È l`ultimo atto di rassegnazione e di abbandono dei Paesi attanagliati da guerre terribili.
Invece la memoria è una protesta, anche se non si riesce a far molto: non siamo rassegnati a che donne, uomini e bambini muoiano sotto i colpi di una violenza barbara!
La memoria si fa preghiera. E il cristianocrede che la preghiera fatta con fede può spostare le montagne. Dobbiamo essere grati a papa Francesco che ci aiuta a ricordare e a non rassegnarci. Due mesi fa ci ha chiamato alla preghiera corale per la Siria. Conversando con Domenico Quirico (liberato dopo una lunga detenzione nelle mani di bande siriane), ho ancora meglio percepito l`orrore di quel conflitto.
 

DA SADDAM ALL`INSTABILITÀ. 

Qualche giorno fa papa Francesco ha auspicato la pace per l`Iraq, nazione «purtroppo colpita quotidianamente da tragici episodi di violenza».
Il Paese è ricco, il terzo produttore di petrolio del mondo con il 10% delle riserve mondiali. La produzione petrolifera rappresenta il 98% delle sue esportazioni e i due terzi del Pil. Ma l`Iraq oggi è un Paese povero di sicurezza e di pace. Ha subito due guerre, bombardamenti, embargo. È passato dalla sanguinaria dittatura di Saddam Hussein a una situazione permanente di instabilità, nonostante l`affermazione della democrazia.
La seconda guerra in Iraq, iniziata nel 2003, dopo il rapido abbattimento di Saddam è perdurata in una drammatica conflittualità.
Gli americani si sono ritirati nel 2009. Il Paese è nel caos e non c`è sicurezza di vita per i suoi cittadini. La regione più tranquilla è il Kurdistan, nel Nord. Gli attentati si susseguono (alcuni hanno recentemente colpito anche gli oleodotti).
Tra le numerose fazioni armate è presente pure Al Qaeda, che colpisce gli sciiti. La maggioranza sciita e la minoranza sunnita non trovano pace. La vita quotidiana è impossibile. I cristiani, eredi di un`antichissima tradizione religiosa, nel 2003 erano 800.000; oggi sono ridotti alla metà.
Ormai non si tiene più il conto degli attentati. Le cronache li registrano nell`indifferenza generale. Nell`ottobre 2013 sono state uccise più di 900 persone, nei primi mesi di quest`anno 6.500.
Come si può dimenticare l`Iraq?


Editoriale di Famiglia Cristiana, 10/11/2013

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