sabato 21 maggio 2016

Il Papa si lascia il Vaticano alle spalle: una leadership spirituale internazionale

Governa sul piccolo Stato Pontificio, ma è sempre più un leader spirituale internazionale: la Storia è andata al di là del potere temporale 

Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, aveva dichiarato: «la perdita dello Stato Pontificio fu un evento positivo per la Chiesa, perché così è chiaro che il Papa governa solo su mezzo chilometro quadrato». Sono ormai remoti i conflitti ottocenteschi (che angustiarono tanti italiani) sulla cosiddetta "questione romana": la sovranità dei papi su Roma e una parte d'Italia. La perdita di questi domini sembrò a molti cattolici la fine del mondo. Significò la rottura tra il papato e l'Italia unita con l'astensione dei cattolici dalle elezioni politiche fino al 1913. Paolo VI, che pure considerava "provvidenziale" la fine dello Stato dei papi, spiegò così lo stato d'animo della Chiesa ottocentesca: «il potere temporale era stato lo scudo difensivo di quello spirituale».


L'annosa questione fu risolta, com'è noto, con i Patti del Laterano del 1929 firmati da Mussolini e dal cardinal Gasparri, in era fascista. Il fondo della controversa questione era che il Papa non accettava di essere "suddito" dello Stato italiano, anche se con le garanzie concesse dalla Legge delle Guarentigie del 1871 (l'extraterritorialità del Vaticano e di altri edifici, l'immunità del pontefice come sovrano, il diritto di ricevere e inviare ambasciatori, oltre una dotazione finanziaria). Voleva essere sovrano su una terra propria, mentre i giuristi discutevano se potessero esistere sovranità e soggettività internazionale - quella della Santa Sede fino al 1929 senza controllo di un territorio. Dal 1929, i papi ebbero un piccolissimo territorio, pomposamente chiamato Stato della Città del Vaticano: l'area di Roma compresa tra le mura leonine che i soldati italiani non hanno mai occupato neanche nel 1870. Tantoché, durante la Seconda guerra mondiale, il perimetro del Vaticano fu illuminato durante la notte, per evitare i bombardamenti che colpivano la capitale fascista. E, durante l'occupazione tedesca, nel 1943-44, una striscia bianca delimitava la sovranità vaticana in piazza San Pietro. Situazione unica, quella di Roma, che ospita al suo interno uno Stato sovrano. Il leader palestinese Arafat mi disse una volta che questa situazione poteva essere un modello per Gerusalemme ebraico-araba.
Oggi il prestigio internazionale di papa Bergoglio è ben oltre le questioni territoriali. Non è certo quello di un sovrano, ma di un leader spirituale. Tuttavia resta il fatto: il Papa governa sul mezzo chilometro quadrato vaticano, «rivestito...», disse Paolo VI presentandosi all'Onu nel 1965, «d'una minuscola, quasi simbolica sovranità temporale, quanta gli basta per essere libero di esercitare la sua missione spirituale, e per assicurare chiunque tratta con lui, che egli è indipendente...». È un paradosso: un leader spirituale è allo stesso tempo sovrano. Non ci sono situazioni paragonabili in altre Chiese cristiane o religioni: dal 1959, dall'ingresso delle truppe cinesi, il Dalai Lama non è più sovrano del Tibet, mentre la Repubblica monastica del Monte Athos è solo un territorio autonomo nell'ambito della Grecia.

Lo Stato vaticano ha una funzione strumentale rispetto all'opera della Santa Sede. È questa a essere titolare di un corpo diplomatico nel mondo, i "nunzi" (con una funzione religiosa prima che politica), e a ricevere ambasciatori. Sembra un'anomalia per le altre Chiese cristiane. Ma ormai è entrata nella pratica e nei rapporti tra cattolicesimo e religioni. È una struttura al servizio dell'attività pastorale del cattolicesimo e dell'opera di pace e dialogo del Papa. Le antiche polemiche sono lontane. Del resto la Chiesa cattolica è un'"internazionale" religiosa molto particolare, coesa in modo forte con il suo centro, ma anche articolata e presente in quasi tutti i Paesi del mondo. La storia è andata ben oltre il mondo del potere temporale dei papi.

Questo articolo di Andrea Riccardi è apparso sul magazine "Sette" del Corriere della Sera del 20 maggio 2016

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