giovedì 26 marzo 2015

Cattolici e sciiti in dialogo: l'intervento di Andrea Riccardi in video



La responsabilità dei credenti in un mondo plurale e globale . Questo il titolo del convegno che ha visto studiosi e religiosi sia cattolici che sciiti, a confronto, in una giornata intensa di scambi e di dialogo.
La giornata si è svolta a Roma, nella sede della Comunità di Sant'Egidio. Guarda il programma
Nel suo intervento, Andrea Riccardi ha messo in luce come, in un momento di prova per i cristiani - ha menzionato i recenti attentati in Pakistan, Nigeria, la difficile situazione dei cristiani in Siria e Iraq -  il dialogo rappresenti una forma di resistenza al male. Ed ha indicato tre impegni su cui si deve esprimere la responsabilità dei credenti davanti ad un mondo complesso in cui è facile che l'uomo e la donna vivano spaesati e cerchino rifugio nel fanatismo globale: la pace e la cultura del vivere insieme; la rivisitazione del rapporto delle religioni con la politica e gli Stati; infine la dotrtina sociale, terreno di incontro e collaborazione tra fedi religiose e culture diverse.

mercoledì 25 marzo 2015

Riccardi: la Chiesa non può fare a meno dei religiosi. Intervista a Avvenire sul nuovo libro

Sul quotidiano Avvenire, Andrea Galli  intervista Andrea Riccardi sul suo nuovo libro: Vita consacrata. Una lunga storia. Ha ancora un futuro? (vedi post)

C'è «una constatazione che lo storico non può ignorare», scrive Andrea Riccardi nel suo ultimo volumetto Vita consacrata, una lunga storia. Ha ancora un futuro? (San Paolo, pagine 96, euro 7,50), ovvero «il declino numerico di molte comunità sembra dire che il mondo dei religiosi è ormai al tramonto oppure destinato all`irrilevanza». 
L'annotazione è scabra e apparentemente impietosa, ma, scrive il fondatore della Comunità di Sant`Egidio, nella veste di storico della Chiesa, «bisogna avere il coraggio di partire da questa realtà». Perché le cifre hanno una loro durezza. Per fare solo un paio esempi tra quelli citati: su circa 120 congregazioni femminili con più di 1.000 religiose, ce ne sono oggi meno di 20 in crescita; e su 45 congregazioni maschili che contano più di 1.000 membri, solo 6 hanno un "trend" positivo. Se in molti casi i numeri sono tornati ai livelli di inizio `900 e qualcuno parla di «stabilizzazione degli effettivi», è vero però che nel frattempo sono aumentati moltissimo i fedeli, quindi il peso specifico dei religiosi sull`insieme della popolazione cattolica è fortemente diminuito. L`età media nella maggioranza delle congregazioni, si può aggiungere, è alta, per cui il quadro fa intravedere la prossima estinzione di non pochi Istituti. Ma lo scritto di Riccardi è qualcosa di più profondo e "aperto" di una diagnosi infausta. E un invito a interrogarsi su una vicenda, quella dei religiosi appunto, centrale nella vita della Chiesa degli ultimi 200 anni e che presenta diversi aspetti "spiazzanti"
La vita consacrata entra nel mirino degli Stati nazionali a partire dalla Rivoluzione francese, ma è proprio sotto questa pressione, che arriva alla coercizione e alla violenza, che avviene la più grande esplosione dei religiosi nella storia della Chiesa, con una miriade di nuove fondazioni, soprattutto femminili, e a inizio `900 con la ripresa degli ordini storici. L'espansione missionaria della Chiesa in quelle realtà che oggi sono le sue più giovani frontiere, Asia e Africa, è merito dello slancio delle nuove congregazioni. Una crescita impressionante che si arresta però di blocco, come per un infarto, di fronte alla rivoluzione antropologica degli anni 60. Riccardi ne indaga i motivi, complessi, portando la riflessione su alcuni punti fermi: gli ordini religiosi - in larga misura una dote specifica del cattolicesimo - sono portatori di una carica profetica e di una "paradossalità" propria del Vangelo in un certo senso uniche, per cui non è semplice pensare alla Chiesa senza di essi, e forse non è possibile. La Chiesa ne ha bisogno. Chi pensasse che movimenti o nuove esperienze laicali possano prenderne in toto l`eredità, spesso non comprende appieno il cambiamento che ciò comporterebbe nell`"ecosistema" della cattolicità. E soprattutto, le cifre e le tendenze su cui lo storico deve pur misurarsi, non devono portare a sottovalutare la capacità di ripresa che è propria, più che degli uomini, dello Spirito. Di fronte a uno scenario di declino ce n`è insomma anche uno di speranza, possibile recuperando il cuore pulsante della vita religiosa: una capacità di visione e una di resistenza. Quella che il teologo Paul Tillich descriveva così: «Oggi noi dobbiamo resistere all`insensata ideologia del progresso che determina la nostra esistenza interna e esterna». 

Vita consacrata. Una lunga storia - Il nuovo libro di Andrea Riccardi

Andrea Riccardi firma un agile volumetto che ripercorre la storia, la situazione attuale e le prospettive future della vita consacrata.

«In questo nostro mondo, dove tutto è mercato e dove si sopprimono gli spazi del gratuito, la vita cristiana, ma soprattutto quella religiosa, rappresenta la rivolta del gratuito. Vivere non per accumulare, ma per donare gratuitamente, mostrando che c’è più gioia nel dare che nel ricevere: questo è il contrario dell’adattamento allo spirito del tempo».

Nella collana NUOVI FERMENTI della San Paolo Edizioni

Si può acquistare  su IBS
Anche in formato e-book
Vai all'intervista rilasciata a Avvenire 

lunedì 23 marzo 2015

Andrea Riccardi, nuovo presidente della Dante AIighieri: Promuovere la lingua per far crescere la simpatia verso l'Italia

Andrea Riccardi è stato eletto ieri, 22 marzo, nuovo presidente della Società Dante Alighieri.
La nomina è avvenuta nella sede di Palazzo Firenze, a Roma, in una assemblea straordinaria presieduta da Gianni Letta, presidente facente funzioni, e Paolo Peluffo, vicepresidente. Riccardi è stato eletto alla guida dello storico ente - fondato nel 1889 da un gruppo di intellettuali tra cui Giosuè Carducci per tutelare e difendere lingua e cultura italiane nel mondo - con un ampio margine di voti (16.594 dei 19.012 espressi dai soci).
Il profilo biografico di Riccardi, 65 anni, romano, già docente di Storia contemporanea all`università di Roma Tre, fondatore della Comunità di Sant`Egidio, ministro per la Cooperazione internazionale e l`Integrazione del governo Monti, tra il novembre 2011 e l`aprile 2013 offre le ragioni di una scelta che, come ha sottOlineato anche il sottosegretario agli Esteri Mario Giro «ha saputo operare in tanti anni di attività, come storico e come profondo conoscitore dei più importanti dossier internazionali».  «Promuovere l`italiano nel mondo fa conoscere il valore del nostro Paese» ha dichiarato Andrea Riccardi. «Occorre fare rete con chi ha simpatia per l`Italia» e usare «la lingua come asse portante per promuovere all`estero l'italianità».
«Le attività della Società sono molteplici - aggiunge Riccardi -. Puntare sull`aspetto internazionale non vuol dire perdere la propria identità ma favorire una migliore conoscenza nel mondo delle risorse e del patrimonio dell`Italia».

Per saperne di più

Cos'è la società Dante Alighieri 

Il comunicato stampa della Dante Alighieri

Messaggi di congratulazioni  


Ministro dell'Istruzione 

Onu Italia

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Corriere della Sera: «Dante Alighieri», la guida a Riccardi

AGI: Societa' Dante Alighieri: Andrea Riccardi eletto presidente

Swiss info: Andrea Riccardi presidente della Dante Alighieri

La tecnica della scuola: Riccardi nominato Presidente della Società Dante Alighieri 

Il Tempo: Nomine alla Società Dante Alighieri Riccardi è il nuovo presidente
 



domenica 22 marzo 2015

Per Riccardi, tra Sud del mondo ed Europa urbana, Napoli è la città manifesto di Bergoglio

A commento della visita di papa Francesco a Napoli (il 21 marzo 2015), Andrea Riccardi ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo che riporta alcune interessanti considerazioni.

Papa Francesco ha compiuto a Napoli la prima visita a una grande città europea dopo due anni di pontificato. Dalle parole e dai gesti del papa è emerso quasi un «manifesto» per la missione della Chiesa nella società europea e nelle città globali. La Grande Napoli, con più di quattro milioni di abitanti, si colloca a metà tra le grandi città europee e quelle del Sud del mondo. Per tanti aspetti, per la religione popolare, il papa può essersi sentito nella sua Buenos Aires, che per lui è stato un laboratorio di esperienze e riflessioni sulla città globale. A Napoli, a piazza Plebiscito, di fronte al calore della folla, Francesco ha concluso con un`affermazione a lui molto cara da arcivescovo: Dio «vive nelle nostre città. Dio vive a Napoli!». In una società urbana complicata, la Chiesa non si deve ridurre a minoranza, magari «pura e dura» che difende alcuni principi: deve trovare senza alterigia quel Dio che non è assente tra la gente e, allo stesso tempo, essere un popolo nella vita urbana. La gente, in città grandi e senza centro, molto spesso abita in zone marginali o diventa marginale.
Il tema delle  «periferie» è centrale nell`approccio bergogliano alla città: il cristianesimo
deve risorgere dalle periferie. E' una visione strategica, che combina la sua esperienza e il senso della forza degli umili. La Chiesa di Francesco vuole essere «centro» nelle periferie: è una proposta a un mondo ecclesiastico, un po` incerto sul da farsi ín una società secolarizzata che sembra
marginalizzare il cristianesimo. Bergoglio riscrive la geografia della Chiesa: «Ogni parrocchia e ogni realtà ecclesiale diventi santuario per chi cerca Dio e casa accogliente per i poveri, per gli anziani e quanti si trovano nel bisogno». E' la conversione pastorale, di cui parla nella Evangelii gaudium. I responsabili del cattolicesimo dovranno prestare attenzione al messaggio del papa da Napoli: non un lamento sulla decadenza cristiana del vecchio continente, ma l`indicazione di una via. La rinascita del cristianesimo, per lui, è pure un contributo a trasformare la società e a lottare contro le ingiustizie. Francesco non ha solo un interesse intraecclesiale, ma vuole cambiare il mondo. Ha riassunto il suo pensiero in modo efficace: «Quando i cuori si aprono al Vangelo, il mondo comincia a cambiare e l`umanità risorge!». Infatti a Napoli, Francesco non ha sviluppato una teoria pastorale, ma è entrato nei problemi vivi, sfidando le "organizzazioni che sfruttano e corrompono i giovani», «il cinico commercio della droga», la corruzione. Nelle periferie o in centri divenuti periferia, spesso le mafie proliferano nel vuoto e nell`anonimato. Avviene nelle grandi città del Sud del mondo. In molte città europee l`islam fondamentalista è protagonista di ambigue solidarietà.
Il papa non ha lanciato anatemi, ma ha predicato la conversione «ai criminali e ai loro complici» con íl linguaggio appassionato della religiosità meridionale: «Ve lo chiedono le lacrime delle madri di Napoli, mescolate con quelle di Maria». Un discorso da pastore e non da tribuno. Ha parlato alla rassegnazione atavica: «Sperare è già resistere». In questa Napoli, «paradiso abitato da diavoli» (diceva Croce), Francesco ha posto la Chiesa come soggetto di rinascita civile: «È tempo di riscatto per Napoli: questo è il mio augurio e la mia preghiera per una città che ha in sé tante potenzialità spirituali, culturali e umane, e soprattutto tanta capacità di amare». La Chiesa, pur con i suoi limiti, è una grande risorsa umana e un laboratorio d`idee e speranze nella crisi della politica napoletana e nel vuoto della città partenopea. Così Napoli, tra grande Sud del mondo e società urbana europea, è un passaggio importante del pontificato bergogliano da osservare con attenzione.

sabato 21 marzo 2015

Il libro di Andrea Riccardi "Convivere" pubblicato a Mosca in russo

Martedì 17 marzo è stato presentato presso la Biblioteca di letteratura straniera “Margarita Rudomino” a Mosca, il libro di Andrea Riccardi “Convivere”, pubblicato in russo dalla casa editrice Aleteja.
Per saperne di più 

Andrea Riccardi: un "eroe moderno". Un articolo de "Il Nuovo" di Pesaro

Il prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, sarà a Pesaro per parlare di "Cristianesimo e globalizzazione", chiamato dall'Istituto Superiore di Scienze Religiose "Giovanni Paolo II". L'appuntamento è per venerdì 20 marzo alle ore 18.15, presso l'Auditorium di Palazzo Montani Antaldi. Presiederà l`Arcivescovo di Pesaro, S.E.R. mons. Piero Coccia. La conferenza è organizzata in preparazione del V Convegno Nazionale della Chiesa italiana, che si svolgerà nel novembre 2015 a Firenze, dal titolo "In Gesù Cristo il nuovo umanesimo". L`appuntamento del 20 marzo intende presentare un`esperienza concreta di umanità rinnovata. La Comunità di Sant`Egidio, fondata a Roma nel 1968 all`indomani del Concilio Vaticano II, ha ormai assunto notorietà a livello inter nazionale. Sorta come comunità di preghiera e di ascolto del Vangelo, ha vissuto la sua spiritualità nel servizio della dignità della persona, con un particolare riguardo alle situazioni di povertà e di disagio. Diffusasi poi in altre città d`Italia e, a partire dagli anni Ottanta, in tutti i cinque Continenti, ha sviluppato una intensa attività di mediazione internazionale per la pace e la difesa dei diritti dei poveri, in particolare in situazioni segnate dalla guerra. Per queste sue iniziative ha ottenuto numerosi riconoscimenti a livello internazionale, tra i quali la Légion d`Honneur della Repubblica francese ed il Premio Internazionale Carlo Magno ad Aquisgrana. Il prof. Riccardi è stato il fondatore della Comunità. Ha insegnato Storia contemporanea
nelle Università di Bari e Roma ed è stato insignito con la laurea honoris causa da numerose Università Europee e Statunitensi. Nel 2003 la rivista "Time" lo ha inserito nell`elenco dei trentasei "eroi moderni" d`Europa, che si sono distinti per il proprio coraggio professionale e l`impegno umanitario. E` stato chiamato a ricoprire l`incarico di Ministro per la Cooperazione internazionale e l`Integrazione nel governo Monti. E` autore di numerosi libri, tra i quali Giovanni Paolo II. La biografia e La sorpresa di Papa Francesco.
Ulteriori informazioni si possono ricevere telefonando alla segreteria dell`Istituto (0721/52109) ogni lunedì, martedì e mercoledì dalle 17.30 alle 20.00, oppure chiamando il numero di cellulare 338.3064497, o visitando il sito www.issrpesaro.it. ©

giovedì 19 marzo 2015

Romero, il pastore che morì per il suo gregge



Oscar Arnulfo Romero sarà proclamato beato il 23 maggio prossimo nella sua San Salvador, dove è stato arcivescovo dal 1977 al 1980. Non aveva ancora 63 anni, quando fu ucciso sull'altare dove stava celebrando la Messa. Conclusa l'omelia, era giunto all'offertorio. Aveva detto: «Che questo corpo immolato e questo sangue sacrificato per gli uomini ci alimenti anche per dare il nostro corpo e il nostro sangue alla sofferenza e al dolore, come Cristo, non per sé, ma per dare frutti di giustizia e di pace al nostro popolo». Nelle ultime settimane, il tema della morte era ritornato spesso nelle sue parole. Sentiva stringersi attorno a sé un cerchio di odio. Non era fuggito, prendendosi un periodo di riposo all`estero. Non aveva chiesto un incarico in Vaticano. Restava in mezzo a un popolo, stretto ín una lotta senza quartiere tra la guerriglia e il potere oligarchico e militare, mentre la maggioranza dei vescovi (legati al potere) lo consideravano un rivoluzionario. La rivoluzione di Romero era la pace. La predicava alle parti in lotta. E consolava il suo popolo, fatto di contadini umiliati da secoli, donne e uomini senza futuro. Romero era la loro speranza e la loro voce. L'assassinio del gesuita Rutilio Grande, suo amico e parroco di campagna, il 12 marzo 1977, gli aveva mostrato fino a : che punto può arrivare la violenza del g potere contro un prete che non faceva g. politica, ma lavorava per i contadini.
Aveva capito che i sacerdoti, per vivere, erano obbligati a essere "cappellani" del potere economico e militare. Non era la missione della Chiesa secondo il Concilio. Lui non sarebbe mai stato un vescovo che chiudeva il cuore ai dolori dei poveri, benedicendo il potere. Così fu considerato un comunista. Dopo la morte sarebbe stato qualificato come teologo della liberazione (che non era). Era un vescovo del Concilio che viveva per il suo popolo. Questo popolo l'ha amato e venerato dopo la morte. La sinistra ha usato Romero come bandiera rivoluzionaria, sminuendone lo spessore religioso. È stato avversato da gruppi ecclesiastici, timorosi che la beatificazione canonizzasse la Teologia della liberazione. Tuttavia, vincendo lunghi indugi, Francesco ha ascoltato la voce del popolo cristiano e l`ha proclamato beato. La storia ha ricostruito la sua vera immagine, un modello per i pastori del XXI secolo: dare la vita per la gente. Una settimana fa, anche i vescovi del Salvador hanno ritrovato l`unità, concelebrando presso la tomba del martire con il postulatore monsignor Paglia. È l`ultimo miracolo di Romero.

Editoriale per Famiglia Cristiana del 22 marzo 2015

Altri articoli di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana

lunedì 16 marzo 2015

Attentato in Pakistan. Andrea Riccardi: Il feroce tentativo di ferire a morte l'anima dei fedeli

Il duplice attentato di Lahore che ha visto colpite le chiese cattolica e protestante del grande quartiere cristiano di Yohannabad, in Pakistan, ha ucciso 15 persone e ferito a morte un'intera comunità. Ma, sottolinea Andrea Riccardi in un commento sul Corriere della Sera, vuole anche strappare alle comunità cristiane il loro giorno di speranza, la domenica. Così, per cattolici e protestanti, la preghiera diventa una testimonianza di coraggio e dì pace
Assieme a 15 vite umane, il terrorismo spietato dei talebani ha rubato ai cattolici e protestanti pachistani pure la domenica con il terribile attentato di ieri a due chiese del quartiere cristiano di Lahore. Nella preghiera i fedeli sono sempre disarmati e fiduciosi in Dio: per questo l`Islam ha in genere rispetto per la preghiera. L`attentato di ieri mostra l`impazzimento totalitario degli islamisti: un atto vigliacco contro un popolo inerme, anche di donne, bambini, anziani. Che male hanno fatto le famiglie cristiane per meritarsi la morte? Almeno finora, nonostante i rischi, i cristiani si erano sentiti liberi durante il culto domenicale. Una consolazione in una vita quotidiana che li umilia per la loro fede e la loro povertà. Perché li hanno uccisi? I due attentatori suicidi appartengono a Jamaat ul Ahrar, una scheggia del movimento talebano. Nel groviglio di motivazioni ideologiche e criminali dei terroristi, uccidere i cristiani è un modo (vile) di mostrare la propria forza. C`è chi si suicide per questo scopo. A tanto è arrivata la follia di alcuni musulmani. Le autorità islamiche in Pakistan e altrove hanno il grave compito di condurre una profonda bonifica delle menti dei correligionari. Il mondo musulmano è però complicato. Era un seguace dell`Islam, infatti, anche il poliziotto che ieri ha fatto da scudo ai cristiani, evitando una strage ancora peggiore e spingendo l`attentatore al di fuori di una delle due chiese. I due musulmani sono esplosi insieme: con motivazioni tanto diverse! Papa Francesco ha gridato: «La persecuzione finisca!». È un grido ai musulmani, perché difendano i compatrioti cristiani e educhino i giovani al rispetto degli altri. È un grido che chiede a tutti di non essere distratti, anche se da fuori del Pakistan non si può fare molto. I quattro milioni di cristiani pachistani sono un facile bersaglio. Rappresentano, per lo più, un gruppo marginalizzato, povero e con poca istruzione. Lo si vede andando nel quartiere, alla periferia di Lahore, dove sono avvenuti gli attentati di ieri, Youhanabad (la città dì San Giovanni). Qui si sono concentrati circa 100.000 tra cattolici e protestanti alla ricerca di maggiore sicurezza. La vita dei cristiani in Pakistan è sempre sotto minaccia: qualcosa di terribile può accadere loro da un momento all`altro. Come l`accusa di blasfemia verso l`Islam. Qualche mese fa due coniugi cristiani sono stati arsi vivi in una fornace per questo motivo. All`inizio di marzo 2014 una folla musulmana inferocita ha bruciato a Lahore 178 case di «infedeli». Spesso il movente è occasionale. Non solo terrorismo, ma un`animosità che cova sotto la cenere e nell`ignoranza. Questo è il terreno su cui speculano agitatori, radicali e
terroristi. E invece un mondo che i leader musulmani devono bonificare. La sfida per i cristiani è l`istruzione, che li faccia uscire dalla povertà e li renda capaci di lottare per l`uguaglianza. Era la sfida raccolta da un ragazzo di dieci anni, Abish, alunno della Scuola della Pace. Purtroppo la vita di questo innocente è stata stroncata nell`attentato di ieri. Quella dell`uguaglianza tra i cittadini di ogni fede era anche la battaglia del cattolico Shahbaz Bhatti, ministro per le Minoranze, ucciso nel 2011. La vita dei fedeli cristiani in Pakistan è dura, piena di ricordi tristi, dolori, ma anche attese per i loro figli. La domenica, però, è per loro sempre un giorno di festa e speranza. I canti melodiosi e gli abiti tradizionali delle donne danno un tono particolare alle celebrazioni cattoliche e protestanti. Con l`attacco di ieri, i terroristi dimostrano di voler rubare anche la domenica. Dopo tante violenze, questa è l`ultima: all`anima di una comunità. Andare in chiesa continuerà a essere una scelta di coraggio e una protesta contro l`odio.

da www.corriere.it

sabato 14 marzo 2015

Giubileo: Riccardi, la scelta del Papa è segno di una 'Chiesa in uscita'

"La scelta del papa di indire un Giubileo straordinario che ha come suo cuore la misericordia è il segno più evidente di una "Chiesa in uscita". L'invito è a guardare con occhi nuovi, misericordiosi, le tante situazioni di povertà, di sofferenza, di debolezza e di ingiustizia, che toccano tante persone, a partire dai più deboli". Lo afferma all'ANSA Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, commentando l'annuncio da parte del papa dell'indizione di un Anno Santo. "Avere fissato l'inizio di questo Anno Straordinario l'8 dicembre 2015, a cinquant'anni dalla fine del Vaticano II - spiega Riccardi-, assume inoltre il significato di un decisivo passo avanti nella realizzazione del Concilio che si concluse proprio indicando la parabola del Buon Samaritano come paradigma della misericordia che la Chiesa deve assumere verso tutti". (ANSA). 

venerdì 13 marzo 2015

I due anni del papa che ama far discutere. Andrea Riccardi su Corriere della Sera

Dopo appena 24 mesi di pontificato, speranza e voglia di vivere sono rinate nella Chiesa a partire dalla predicazione di Francesco. Le critiche non mancano, ma è il prezzo che si paga quando si propone una nuova pastoralità

Due anni non sono tanto per i tempi della Chiesa. Eppure i due anni di pontificato di papa Bergoglio sono, in questi giorni, occasione di bilanci. Ne sono stati fatti vari, ma forse è stato dimenticato il punto di partenza: il senso di declino che avvolgeva la Chiesa nel 2013, quando avvenne la sorpresa dell`elezione di Francesco. C`erano motivi seri che facevano temere un inarrestabile declino: scandali, poca capacità di governo della Curia, problemi finanziari, sviluppo delle «sette», assenza di proiezione internazionale, caduta di fiducia... In due anni, speranza e voglia di vivere sono rinate nella Chiesa a partire dalla predicazione evangelica del Papa. E la realtà della Chiesa: vive di energie spirituali. Che poi la «crisi» ci sia, fa parte della vita quotidiana del cristianesimo che è immerso nelle  crisi della società. Lo ricordava il pensatore francese Etienne Gilson, per cui era un`illusione sognare un cristianesimo vincente. Francesco vive e invita a vivere, con speranza e fede, la crisi del mondo e la complessità della Chiesa: anche con la fiducia che si possa fare qualcosa per cambiare. Così ravviva il popolo cristiano a Roma e nei viaggi, come in Asia. Forse piace poco a certi settori ecclesiastici. Piace poco anche a quei gruppi, esterni alla Chiesa, che avrebbero voluto parlarne come realtà d`intrighi e scandali. È il prezzo che si paga, quando si propone - come il Papa fa - una nuova pastoralità: non si danno ordini, ma si cerca la recezione di questo stile. Le critiche sono anche il frutto di una Chiesache ha ripreso a discutere, senza cui non c`è rinascita di pensiero e di visioni. Così alcune scelte del Papa, che possono apparire destabilizzanti, vogliono in realtà far discutere, pensare, scuotere, inaugurare transizioni: la riforma della Curia e dell`economia, i due sinodi sulla famiglia, la realtà della Cei. Le transizioni stimolano il pensiero e fanno emergere personalità, senza cui la riforma sarebbe limitata a cambiare pedine nelle caselle. Qualcuno ha paragonato (polemicamente) Francesco a Gorbaciov e alla perestrojka, che piacevano tanto all`estero ma poco all`interno dell`Urss. Così avverrebbe per il Papa. Ma Bergoglio piace molto al popolo cattolico. E - a differenza del leader sovietico - è pienamente cosciente della fragilità della Chiesa, si dedica ad essa attraverso la predicazione, suscitando energie pastorali e spirituali e inaugurando processi di riflessione e cambiamento. Così la Chiesa ritrova spessore. Il centro vaticano è meno solo sotto i colpi delle crisi. Dalle periferie - sostiene il Papa - si capisce meglio il centro e quel che deve fare. Una piramide un po` rattrappita viene smontata: vita, idee e difficoltà cominciano a scorrere, mentre il papato si ricolloca nel tessuto ecclesiale non come un vertice solitudinario. Non è negare il ministero del Papa, cui questo figlio di Sant`Ignazio crede e si dedica, ma inserirlo in una dinamica comunionale e popolare. Nella lettera alla «sua» facoltà teologica di Buenos Aires, Francesco allude al Concilio come «irreversibile movimento di rinnovamento che viene dal Vangelo». «E adesso bisogna andare avanti» - soggiunge. Alcuni s`interrogano se gli orientamenti di Francesco siano irreversibili, temendolo o invece auspicandolo. Un vecchio cardinale (ormai scomparso) diceva scetticamente: «Il Papa ci ha riempito le chiese e le piazze. Ora ha finito il suo lavoro». Francesco invece ha messo in moto vari processi e guarda avanti. Crede che il Papa sia importante, ma nessuno - secondo lui - è decisivo se non Dio. In ogni modo, su 125 cardinali elettori, Bergoglio ne ha nominati 31, quasi un quarto del collegio, sconcertando un po`. I loro profili non sono caratterizzati da posizioni ecclesiastiche (sedi storiche, tradizionalisti, conservatori o progressisti), ma in buona parte dalla collocazione periferica e da un`età media di 67/68 anni, dieci meno del Papa. Sono i testimoni della transizione. E Giovanni XXIII, che di cambiamenti nella Chiesa s`intendeva, amava dire: «di transizione in transizione si fa la tradizione».

Leggi su IL Corriere della Sera        

giovedì 12 marzo 2015

Due anni con Bergoglio: papa Francesco figlio del Concilio


Il 13 marzo si compiono i primi due anni di pontificato di papa Francesco. Andrea Riccardi ne parla in un editoriale su Famiglia Cristiana che riportiamo integralmente:

Se si ricorda la Chiesa di due anni fa, c`è una parola che la definisce: crisi. Le dimissioni di papa Benedetto sembravano confermarla. Ormai abbiamo dimenticato questo scenario drammatico. I problemi ci sono. Ma la Chiesa oggi è viva. La sorpresa di papa Francesco ha fatto riscoprire il valore del messaggio del Vangelo. Tanti vanno ad ascoltarlo. Non è un fatto solo italiano. Abbiamo visto le folle attorno al papa nelle Filippine. Così è stato in tutta l`Asia, ma anche in Brasile e in altri luoghi. Francesco sembra voler incontra- re ognuno. Il suo messaggio non è "dottrinale" o scolastico. Ogni giorno, la mattina presto, il Papa prega e legge la Bibbia: le sue parole vengono dal cuore e dalla sua vita. La gente lo sente e ama ascoltarlo. È misericordioso, ma non buonista. Qualcuno però parla di semplicismo. Il Papa, pur non essendo un accademico come Ratzinger, ha profonda cultura e grande esperienza umana. Anche sui problemi della pace (la diplomazia non sembrava nelle corde del vescovo Bergoglio) ha mostrato forte incisività: sulla crisi siriana, nella fine del blocco tra Cuba e Stati Uniti, e infine con parole chiare sulla guerra in Ucraina, definita "fratricida" (parole che hanno suscitato perplessità tra gli spiriti nazionalisti). È divenuto, senza volerlo, un leader spirituale mondiale, che i politici sono interessati a incontrare. Bergoglio è un esperto di umanità: per tutta la vita ha incontrato la gente e i suoi problemi. È stato vescovo di una megalopoli del Sud, Buenos Aires. Sa quale grande sfida sia oggi introdurre la Chiesa nel mondo globale, che trasforma i legami familiari e comunitari, mescola genti diverse, crea scenari umani inediti. È l`orizzonte della missione in un mondo che cambia. Per questo la Chiesa deve farsi missionaria, come popolo di Dio. Francesco accetta la sfida con serenità. La Chiesa deve abbandonare lo spirito rinunciatario da minoranza di "puri e duri", mescolarsi con il popolo delle città senza erigere frontiere, vivere con tutti incontrando ognuno. È un programma vasto e ambizioso: quello del Vaticano II. Papa Bergoglio è stato ordinato prete nel 1969. Non è solo il primo Papa latinoamericano, ma anche il primo Papa figlio del Vaticano II finito nel 1965. Vangelo e Concilio sono il suo programma: il Vangelo della misericordia, vissuto e comunicato.

martedì 10 marzo 2015

Andrea Riccardi su Corriere della Sera: Paolo VI al bivio tra mediazione e realismo

A margine della deposizione del nunzio Mennini sul caso Moro, Andrea Riccardi  ha pubblicato oggi un contributo sul ruolo di papa Montini sul Corriere della Sera:

La commissione Moro ha interrogato il munzio Mennini: il giovane prete amico di Moro, per alcuni, confessore dello statista nella prigione delle Br. L'interrogatorio ha risvegliato l'interesse per i lavori della commissione, da cui non ci si aspettano grandi novità, dopo ben cinque processi e la commissione stragi (attiva per 13 anni). Mennini ha ribadito di non aver confessato Moro, come ha testimoniato già sette volte.
In realtà queste testimonianze non sono in grado di illuminare le zone d'ombra di quei giorni drammatici. È invece il compito alla ricerca storica. La figura di Mennini richiama il problema del mondo cattolico di fronte al rapimento di uno dei suoi figli più illustri. Il giovane prete allora dipendeva dal Vicario di Roma, Poletti, che teneva i rapporti tra Paolo VI e la famiglia Moro, impegnata a salvare la vita di Aldo. Dal carcere, Moro guardava a Paolo VI, come un attore terzo rispetto al governo della fermezza, per mediare con le Br, magari interessate a un riconoscimento.
Contava sull'«umanitarismo» cattolico, sulla diplomazia e soggettività internazionale vaticana. Il suo modello era la liberazione di Giuliano Vassalli dalle SS, richiesta da Pio XII nella Roma occupata dai nazisti.
Paolo VI era, invece, stretto tra l'ansia di salvare Moro e la volontà di non destabilizzare il governo. Andreotti vigilava su quest'ultimo aspetto in contatto con il segretario del Papa, Macchi: «Mai il Vaticano chiese che si trattasse» dichiarò il leader DC. Forse non è stato proprio così. Montini ha tentato di allargare al massimo lo spazio del possibile. Resta l`interrogativo di quanto il problema italiano, rappresentato da Andreotti, non abbia spinto il Papa all`autocensura nell`azione. Il card. Confalonieri confidò al vaticanista Benny Lai: il Vaticano era diviso tra fermezza e trattativa («II Santo Padre gradirebbe questa seconda soluzione»). Lo sperava anche Moro: «Una
soluzione mediatrice» aldilà della ragion di Stato. In Vaticano c`era grande angoscia - secondo lo scrittore Giancarlo Zizola, che riportava la voce di un tentato sequestro del Segretario di Stato, Villot. Era l'atmosfera surreale di Roma in quei giorni d'impotenza. Non mancarono però iniziative vaticane: i contatti con i brigatisti carcerati tramite i cappellani, un telefono alla Caritas internazionale per ricevere messaggi, la raccolta di dieci miliardi per il riscatto... Niente servì. I cattolici erano piuttosto inerti. I Laureati cattolici, ramo dell`Azione cattolica vicino a Moro, furono per la fermezza. Non era questione di progressisti o conservatori. Lo si vede da un lettera, pubblicata su «Lotta continua» il 19 aprile 1978 (un mese dopo il rapimento), in cui si chiedeva di trattare. La firmarono il leader dell'Azione cattolica, Mario Agnes (con l'assenso vaticano), vari vescovi (tra cui alcuni ausiliari di Poletti), un gruppo di dossettiani, Carlo Bo e Turoldo. Poi venne la lettera del Papa alle Br il 22 aprile 1978, che definì la posizione della Chiesa. Un testo commovente, scritto dal Papa («Vi prego in ginocchio»), in cui c'era però un chiaro limite quando si chiedeva il rilascio di Moro «semplicemente, senza condizioni». Sul testo autografo del Papa un'altra grafia cancellò: «Senza alcuna imbarazzante condizione». Forse fu Macchi. Andreotti vide il testo prima. Nonostante il grande afflato, la posizione era chiara. Il Papa non mediava tra Stato e Br. Non lasciava solo il governo. Fu un dolente realismo di fronte alla decisione delle forze politiche italiane, che non vedevano alternative. Moro si sentì abbandonato e scrisse a Mennini: «Il Papa non poteva essere un po` più penetrante? Speriamo che lo sia stato senza dirlo». E ancora: «Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo». La responsabilità della morte di Moro è tutta di chi lo uccise: va ribadito. Si nota però come un cattolicesimo postconciliare così vivace, che parlava tanto di profezia, si ritrovò attonito, quasi nascosto dietro a un Papa solo e malato, stretto tra contrastanti esigenze. Gaetano Afeltra vide il Papa celebrare i funerali di Moro in Laterano e commentò con Zizola: «Ha sentito la voce? Una voce d`oltretomba. Con Moro, un poco è morto anche lui». Morì, il 6 agosto, 3 mesi dopo.

Si veda anche:  "Paolo VI, umile riformatore" Corriere della Sera 

giovedì 5 marzo 2015

Napoli, lettera a papa Francesco. Interviene Andrea Riccardi, il 14 marzo

Napoli, lettera a Francesco”, sarà presentato per iniziativa dell’arcidiocesi a Napoli, sabato 14 marzo alle 11.30, al Museo Diocesano di Largo Donnaregina.
Interverrà lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio. Presiederà il Cardinale Crescenzio Sepe Arcivescovo di Napoli.

martedì 3 marzo 2015

Comprendere papa Francesco: il nuovo libro di Andrea Riccardi

Due anni dopo la sua elezione, Papa Francesco continua a sorprendere, a scuotere, a attrarre. La simpatia generale di cui gode è innegabile. 
Allo stesso tempo, alcuni stanno cominciando a porsi delle domande su questo papa difficilmente classificabile: Chi è veramente? Qual è il suo progetto? Dove vuole portare la Chiesa? 
In questo affascinante libro, Andrea Riccardi sottolinea l'incredibile novità di Papa Francesco, pur evidenziando la forte coerenza di pensiero e di parole del cardinale Jorge Bergoglio. Da Buenos Aires a San Pietro, lo storico ci porta attraverso il viaggio di un Papa che vuole cambiare la Chiesa e il mondo.

Una conferenza di presentazione avrà luogo a Parigi il 5 marzo al Collège des Bernardins, presieduta da Jean Pierre Denis, direttore de La Vie. 
Per saperne di più 


Guarda la videoclip: 

Un messaggio del patriarca copto Tawadros II a Andrea Riccardi, dopo l'uccisione dei 21 cristiani copti per mano dell'Isis

A seguito della brutale uccisione dei 21 cristiani copti avvenuta in Libia, il fondatore della Comunità di Sant'Egidio ha fatto pervenire un messaggio di cordoglio al patriarca copto Tawadros II di Alessandria, il quale ha risposto con una lettera carica di affetto e riconoscenza, per la vicinanza e la simpatia.
"Il suo messaggio - ha scritto il patriarca - ci ha dato conforto, sapendo di essere nei vostri pensieri e nelle vostre preghiere".