domenica 22 febbraio 2015

Andrea Riccardi in una video intervista racconta la visita di Angela Merkel a Sant'Egidio

Il 22 febbraio, dopo aver incontrato papa Francesco, Angela Merkel, cancelliera tedesca, ha visitato la Comunità di Sant'Egidio.
Andrea Riccardi ne parla nell'intervista video, toccando temi quali la crisi in Ucraina, la Siria, il dramma dei profughi che raggiungono l'Europa via mare, ma anche la cooperativa di disabili mentali realizzata da Sant'Egidio, che gestisce un ristorante a Trastevere.



mercoledì 18 febbraio 2015

Crisi libica: cosa vuol dire una iniziativa politica? La parola a Andrea Riccardi

In questi giorni, le drammatiche immagini delle decapitazioni dei cristiani copti, le minacce esplicite rivolte all'Italia, hanno suscitato un fort edibattito su quale sia la risposta giusta a tanta violenza e a tanto orrore.
Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant'Egidio, è intervenuto su diversi canali di informazione, ribadendo la sua posizione: femezza e ricerca di una soluzione politica.

«Non sono un pacifista, ma uno storico che sa come certe guerre lascino il mondo peggiore. La mia è la posizione non del pacifista ma del pacificatore che vuole cercare di mantenere in vita il tessuto sociale di un paese», ha detto in un'intervista a La Stampa (leggi) .

Mentre sul Corriere della Sera, ha affermato che, pur non sottovalutando il periolo, "non siamo in un vicolo cieco. Di fronte a tanta follia disumana, sentiamo la forza e le risorse dell’Europa. Il dolore per le vittime cristiane non diventa però paura".

Da ascoltare anche l'intervista a TV2000:


  

Puoi leggere anche:
ONUITALIA
FORMICHE

mercoledì 11 febbraio 2015

Stragi del mare, Riccardi: l'Italia si assuma le sue responsabilità e intervenga come ha fatto con Mare Nostrum

Dichiarazione del fondatore della Comunità di Sant’Egidio

“Di fronte alla nuova, terribile, strage del mare, che conta centinaia di vittime al largo di Lampedusa, si sente il bisogno civile e morale di alzare la voce: non è possibile che la politica e le istituzioni non riescano a dare risposte concrete ad un fenomeno prevedibile come quello di chi è costretto a fuggire da Paesi in guerra o dove regna la violenza”.

Davanti all’ormai elevatissimo numero di morti registrati nelle ultime ore nel canale di Sicilia, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, lancia un forte appello alle responsabilità del nostro Paese: “E’ vero, l’Europa deve farsi carico di ciò che accade ai suoi confini meridionali fornendo aiuto, assistenza e strumenti di soccorso. Ed è anche necessario che mobiliti tutte le sue forze civili, morali e religiose per rispondere a questa tragedia. Ma ciò non può esimere l’Italia dal farsi carico delle proprie responsabilità: se i profughi muoiono davanti alle nostre coste, spesso davanti ai nostri occhi, non si può soltanto attendere un segnale da Bruxelles”.

“Occorre intervenire subito con la mobilitazione umana e professionale di cui il nostro Paese è capace e che ha già dimostrato con Mare Nostrum, salvando migliaia di vite umane. Non è vero che questa operazione incentivava gli arrivi; è piuttosto vero che la sua assenza incentiva le morti. Occorre inoltre pensare anche a nuove modalità, fuori dei nostri confini, per gestire il fenomeno: un sistema europeo capace di permettere ingressi regolari e controllati, per motivi umanitari, in modo da arginare le stragi del mare”.

NE PARLANO ANCHE:

L'Ancora online
Yahoo notizie 

martedì 10 febbraio 2015

Riccardi e De Bortoli presentano il libro "Altalena, voci senza filtro" di Antonio Ferrari

Andrea Riccardi e Ferruccio De Bortoli presentano, insieme all'autore Antonio Ferrari, e con la moderazione di Maaria Cuffaro,  il libro "Altalena, voci senza filtro".
Si tratta del secondo volume  (dopo "Sgretolamento") in cui Ferrari racconta gli incontri, "la vera ricchezza del giornalista", come egli stesso scrive.
Anche "Altalena", come "Sgretolamento", il libro che lo ha preceduto, non è una raccolta di interviste, ma il racconto dei retroscena, quasi tutti inediti, di ogni incontro. Ne descrive le sorprese, gli intoppi, i segreti, la commozione, la paura.
La presentazione avviene a Roma, nella sede della Comunità di Sant'Egidio, in Piazza S.Egidio 3, l'11 febbraio a1le ore 18.

domenica 8 febbraio 2015

Islam e integrazione in Italia: al Senato presentazione del volume sul fenomeno religioso in Italia

Martedì 10 febbraio presentazione al Senato del volume “Islam e integrazione in Italia” curato da Antonio Angelucci, Maria Bombardieri e Davide Tacchini. Interverranno Marco Minniti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio; Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio; Alessandro Ferrari, docente dell’Università degli studi dell’Insubria. La presentazione è affidata a Milena Santerini, deputata ‘Per l’Italia-Cd’, esponente di Democrazia Solidale e docente universitaria (Ore 16 Sala in Santa Maria in Aquiro - Piazza Capranica 72). Il volume raccoglie i risultati del progetto “Nuove presenze religiose in Italia” del Forum Internazionale Democrazia e Religioni, una piattaforma che ha unito le esperienze di differenti associazioni e realtà islamiche nazionali per la formazione della loro leadership. Durante la presentazione spazio anche a un focus sulla situazione delle moschee in Italia rispetto alla recente legge della Regione Lombardia e il bando del Comune di Milano, la formazione degli Imam, gli statuti delle associazioni islamiche e le seconde generazioni dei giovani musulmani.

NE PARLANO:

In Terris: Religioni, presentato a Roma il libro “Islam e integrazione in Italia”

Agenzia Nova: Riccardi, "Islam realtà complessa, semplificazioni aprono la strada al fondamentalismo"

mercoledì 4 febbraio 2015

Romero diventa beato. L'abbraccio di tutta la Chiesa.


Il 3 gennaio 2015, papa Francesco ha deliberato la beatificazione di mons. Oscar Arnulfo Romero, vescovo martire salvadoregno. Andrea Riccardi ha commentato sul Corriere della Sera la storica decisione
Romero diventa beato. L'abbraccio di tutta la Chiesa.

Andrea Riccardi alla tomba di mons. Romero a San Salvador
Andrea Riccardi alla tomba di mons. Romero a San Salvador
Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, fu ucciso dai militari il 24 marzo 1980. Divenne un`icona per la Chiesa popolare, raffigurato sui murales in America Latína. D'altra parte c`è stata grande opposizione: Romero, per i critici, non si era «convertito» ai poveri, ma era manipolato dai gesuiti dell`Università cattolica (uccisi nel 1989 dai gruppi antiguerriglia). Il cardinal Lopez Trujillo lottò contro il riconoscimento del martirio di Romero: riteneva il prelato troppo «marxisteggiante», e temeva che la sua beatificazione si sarebbe trasformata nella canonizzazione della teologia della liberazione, cui il cardinale si opponeva. Ieri, tuttavia; la Congregazione delle cause dei santi ne ha riconosciuto il martirio e papa Francesco ha approvato la beatificazione. Una vittoria della Chiesa popolare?
La storia è più complessa. Nel 1983 Giovanni Paolo II volle andare sulla tomba dell`arcivescovo salvadoregno (nonostante le opposizioni) e disse: «Romero è nostro». I rapporti tra i due non erano stati idilliaci: Wojtyla, però, s`inchinò di fronte al martire. Romero, definito «indimenticabile» dal Papa, fu inserito da lui tra i caduti del Novecento, dopo esserne stato escluso.
Non era un teologo della liberazione. La biografia scritta da Roberto Morozzo Della Rocca, Primero Dios, ce lo mostra come un pastore vicino a Paolo VI. Nel1977, da poco nominato arcivescovo, fu sconvolto dall`assassinio di Rutilio Grande, un parroco gesuita dalle spiccate capacità pastorali. Cominciò allora a difendere i diritti dei poveri e della Chiesa, come diceva. Lo accusarono di fare politica contro il potere costituito: ma lui non accettava che i salvadoregni fossero massacrati nella sanguinosa polarizzazione tra guerriglia e destra, e che fossero condannati alla miseria da un`oligarchia retriva. La morte venne presto. Romero lo sentiva e nell`ultima visita a Roma, nel gennaio 1980, disse: «Io ritorno, ma mi uccidono, non so se la sinistra o la destra». Un mese dopo confidò a un amico: «Mi costa accettare la morte violenta che in queste circostanze è molto possibile». Non chiese di essere trasferito in Vaticano, come qualcuno gli suggeriva. Fu ucciso mentre celebrava la messa, dopo una predica in cui parlava di martirio.
Dopo la morte Romero fu assunto come simbolo della Chiesa popolare. Sul processo di beatificazione, iniziato nel 1993, sono pesate le cautele e le pressioni, nonostante nulla di critico emergesse sull`ortodossia del vescovo. Lo stravolgimento della figura dopo la morte fa parte del martirio contemporaneo. Varie volte il processo fu fermato all`ex Sant`Uffizio fina al 2012 per motivi di opportunità. Poco prima di dimettersi, però, Benedetto XVI ne autorizzò la ripresa. Bisognava prendere una decisione su una figura che la storia ha ricostruito nella sua ricchezza. Francesco ha deciso per la beatificazione di questo vescovo dei poveri come martire. Al di là di vecchie polemiche, c`è grande devozione popolare verso di lui in Salvador. Il suo motto fu: Sentir con la Iglesia. Sarebbe stato ingiusto non riconoscere che Romero è morto per la Chiesa e il suo popolo. 

martedì 3 febbraio 2015

ISLAM, MAFIE, CITTÀ GLOBALI E PERIFERIE - FALSI SPAVENTI, VERI PERICOLI

Un editoriale di Andrea Riccardi, pubblicato anche su AVVENIRE online, apre una riflessione sul rapporto tra violenza, estremismo islamico e mondo globale. E' nelle grandi periferie urbane ilcuore del problema. Un'analisi da meditare.

Dopo gli atti terroristici di Parigi, si è molto discusso di islam. Dietro a queste vicende c`è una cattiva
interpretazione dell'islam.
Tuttavia spiegare i fatti parigini come un conflitto tra islam e occidente è una semplificazione: lo scontro di civiltà e religioni, evocato dopo 1'11 settembre 2001 sulla scia di Samuel Huntington. È peraltro una lettura popolare tra gli islamisti, tanto che la traduzione del libro dello studioso americano è stata molto venduta nel mondo arabo. Le semplificazioni sono attraenti per animi spaventati: l'islam sarebbe ineluttabilmente aggressivo. Le semplificazioni procurano consenso in casa nostra, mentre il richiamo alla complessità appare inutile. Se si vuole rispondere sul serio, bisogna però capire. Dobbiamo identificare i punti deboli delle nostre società. Senza dimenticare che molti Paesi europei sono vicini geograficamente a terre segnate dalla guerra: Siria, Libia e Iraq. Siamo in un mondo complesso perché globale, che necessita spiegazioni multiple. Un punto decisivo nei fatti sono le banlieues di Parigi. Qui si addenserebbero quasi due milioni di musulmani. Un esempio: Ivry sur Seine, centro della banlieu rossa, come si vede dalla centrale Avenue Thorez, il nome dello storico leader comunista. Qui, il cattolicesimo francese, dagli anni Trenta, si pose il problema di penetrare nel proletariato comunista. Cattolici come Madeleine Delbrel proposero una prossimità, alternativa allo scontro con i comunisti. Era il mondo dove, nel secondo dopoguerra, la Chiesa sentì la fragilità della parrocchia e lanciò i preti operai. Oggi questo mondo è finito: la rete comunista dissolta, la presenza cattolica ristretta. Quella cristiana è spesso affidata a comunità protestanti o neoprotestanti, composte da immigrati. L'islam è una grande realtà e le moschee si moltiplicano. 

Mancano reti, comunità: la gente è sola, spesso senza lavoro né legami. Sono finiti i partiti e tanti altri tessuti aggregativi. Ha dichiarato il primo ministro Manuel Valls: «In Francia esiste un apartheid territoriale, sociale ed etnico». Non solo a Parigi o in Francia, ma nelle città globali: mancano i corpi intermedi e la gente è sola. Ogni città ha la sua storia, ma la globalizzazione le trasforma tutte. L`uomo e la donna contemporanei sono spaesati, senza identità e capacità di lettura del mondo. La città, come spazio comunitario, si restringe ai luoghi del potere e dell`economia, ad aree centrali o abitate da ceti particolari. È la città "utile", centro di scambi e relazioni globali. E il resto del mondo urbano? 
L'islam, nelle periferie francesi, specie nelle forme estremiste, ridà identità a giovani che non ne hanno. Con terribili semplificazioni, individua nemici simbolici cui addossare la responsabilità di tanti mali. La comunità ebraica torna un bersaglio. È un fatto gravissimo che preoccupa gli ebrei del mondo e noi tutti. L'islamismo crea un sistema compensatorio che, con la militanza o la violenza, fa passare i periferici dall`anonimato all`" eroismo". Diventa un'ideologia di massa per i "dannati della terra", laddove non esiste cultura condivisa e manca il legame di prossimità. Il presidente egiziano al-Sisi ha parlato di un islam ridotto a «ideologia». 
Il problema non è solo l`islam, ma la città globale, caratterizzata dalla frattura tra la parte "utile" e periferie. 
Non è un caso che, in tante metropoli latino-americane o africane, i benestanti si chiudano nei compounds e interi quartieri siano fuori controllo. Qui non aggrega l'ideologia islamica, bensì le mafie, in cui il movente criminale è però capace di creare una rete sociale e addirittura una proposta religiosa (come il diffuso culto della Santa Muerte in Messico). Tante città messicane sono soffocate dalle mafie e dalla loro "guerre civili". In Italia, nonostante le dimensioni modeste delle città rispetto alle megalopoli, si deve stare attenti. 
Nella periferia di Roma, sono scomparsi i corpi intermedi e la gente è sola. E finiscono anche le figure istituzionali di prossimità come gli assistenti sociali. Chi ascolta la gente di periferia e la orienta in un mondo complicato? Le recenti vicende della "mafia" romana fanno riflettere sulle strumentalizzazioni della xenofobia.  
Non è un caso che papa Francesco, figlio di una megalopoli, Buenos Aires con le sue Villas Miserias, ponga il problema di ricominciare dalle periferie. Spesso, in alcune città europee o latino-americane, la Chiesa cattolica è nelle periferie una risorsa unica, ma risente del sovraccarico di domanda e della fragilità del suo personale. La realtà è complessa. Sarebbe però un errore trascurare il grande protagonista del nostro tempo: le masse periferiche, colpite dalla crisi economica, penalizzate dall`infragilimento delle istituzioni, estranee a una cultura condivisa. Sono le masse degli immigrati, ma non solo. Non le si recupera con una politica emozionale o con il messianismo dei leader, come in alcuni Paesi latino-americani. Nelle periferie, l'alternativa a una vita anonima sembra la violenza, favorita dalla grande circolazioni di armi, da reti mafiose o islamiche. 
Scriveva il poeta David Turoldo: la periferia «è come un cerchio di fuoco dove si azzuffano angeli e uomini...». Occorre affrontare, presto e in una prospettiva di lungo periodo, la questione delle città globali e delle periferie, prima che diventino invivibili e inestricabili. Ormai la storia del mondo è divenuta essenzialmente urbana dopo che, nel 2007, per la prima volta dalle origini, gli abitanti delle città hanno superato quelli delle campagne. Non si creda però che questa storia possa essere scritta senza inclusione delle masse periferiche. Sarebbe una storia pericolosa.

domenica 1 febbraio 2015

Quirinale: La Chiesa in disparte e quell`opposizione confessionale

Sull'elezione del nuovo presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, eletto il 30 gennaio 2015, Andrea Riccardi, oltre ad un'intervista all'Huffington Post, (VAI ALL'ARTICOLO) ha pubblicato oggi un editoriale sul Corriere della Sera:

Non si può dare una lettura «confessionale» all`elezione del cattolico Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica. Non corrisponde alla realtà. Mattarella però ha avuto una opposizione confessionale, che ricorda íl tempo in cui si scontrò nel Partito popolare con Buttiglione o quando dibattevano i cattolici della presenza (area vicina a Cl) e della mediazione (Azione cattolica). Sono conflitti datati, fuori dall'orizzonte dei cattolici di oggi, segnato da papa Francesco. 

In questa elezione non c`è stata una strategia della Chiesa per un presidente cattolico (del resto fallì al tempo di Paolo VI); ma al massimo sono avvenuti riservati interventi per far cadere le resistenze non di carattere politico da parte di settori cattolici. 
Mattarella è un cattolico conciliare a suo agio con Francesco. Le definizioni di catto-comunista o cattolico-adulto applicate a lui hanno il sapore d'altri tempi. Il nuovo presidente, per spiritualità, è un uomo di sintesi, che sa ascoltare e comporre. E' l'antica tradizione politica e spirituale del cattolicesimo italiano, che ha prodotto De Gasperi, Montini, Moro e tanti altri. Non timida, ma capace di coraggio, come si vede nella vicenda dell'assassinio mafioso del fratello Piersanti.
Nel 1938 il padre, Bernardo, vide sequestrato dal regime il foglio cattolico che dirigeva: aveva pubblicato articoli sull`incompatibilità tra cristianesimo e antisemitismo. 
Del resto il suo primo passo è stato andare (privatamente) alle Fosse Ardeatine. 
Questo genere di cattolici ha il senso della laicità ed è refrattario alla confessionalizzazione. Insomma un cattolicesimo di sintesi a disagio nello scontro laici/cattolici, dal referendum sul divorzio del 1974 fino all'ultimo tempo della storia repubblicana, quando erano divenute correnti le battaglie culturali e etiche, come sui valori non negoziabili. Sono le «battaglie» che, secondo Francesco (non cedevole sui valori), fanno perdere capacità di attrazione alla Chiesa.
Per Mattarella, credente pudico e profondo, la fede spinge a lavorare per unire, rappresentare l`interesse e l`identità nazionale. È una linea che sembrava oscurata dall'idea del mondo cattolico come parte nello scontro e minoranza agguerrita, ma riemerge come necessità del nostro tempo. Questa elezione ha un significato forte per i cattolici: mostra una tradizione tutt'altro che spenta. Ma lo ha soprattutto per l'Italia. Matteo Renzi ha intuito la delicatezza dell'attuale transizione e ha proposto una personalità capace di unire. 
L'elezione segna la fine di un ciclo politico (la seconda Repubblica): fu inaugurato dalla presidenza del cattolico Scalfaro, eletto nel 1992 da un Parlamento in crisi. È un ciclo in cui con il crollo della Dc,la Cei, soprattutto per la guida di Ruini, ha esercitato un ruolo di rilevante interlocutore delle forze politiche. Con il governo Renzi e le riforme s'è aperta una nuova stagione. Mattarella, conscio della differenza di ruolo rispetto al premier, non sarà solo un garante istituzionale, ma parlerà agli italiani. Non un protagonista, ma qualcuno di radicate convinzioni e sapienza umana che può rappresentare un ancoraggio in una transizione complicata.