giovedì 19 marzo 2015

Romero, il pastore che morì per il suo gregge



Oscar Arnulfo Romero sarà proclamato beato il 23 maggio prossimo nella sua San Salvador, dove è stato arcivescovo dal 1977 al 1980. Non aveva ancora 63 anni, quando fu ucciso sull'altare dove stava celebrando la Messa. Conclusa l'omelia, era giunto all'offertorio. Aveva detto: «Che questo corpo immolato e questo sangue sacrificato per gli uomini ci alimenti anche per dare il nostro corpo e il nostro sangue alla sofferenza e al dolore, come Cristo, non per sé, ma per dare frutti di giustizia e di pace al nostro popolo». Nelle ultime settimane, il tema della morte era ritornato spesso nelle sue parole. Sentiva stringersi attorno a sé un cerchio di odio. Non era fuggito, prendendosi un periodo di riposo all`estero. Non aveva chiesto un incarico in Vaticano. Restava in mezzo a un popolo, stretto ín una lotta senza quartiere tra la guerriglia e il potere oligarchico e militare, mentre la maggioranza dei vescovi (legati al potere) lo consideravano un rivoluzionario. La rivoluzione di Romero era la pace. La predicava alle parti in lotta. E consolava il suo popolo, fatto di contadini umiliati da secoli, donne e uomini senza futuro. Romero era la loro speranza e la loro voce. L'assassinio del gesuita Rutilio Grande, suo amico e parroco di campagna, il 12 marzo 1977, gli aveva mostrato fino a : che punto può arrivare la violenza del g potere contro un prete che non faceva g. politica, ma lavorava per i contadini.
Aveva capito che i sacerdoti, per vivere, erano obbligati a essere "cappellani" del potere economico e militare. Non era la missione della Chiesa secondo il Concilio. Lui non sarebbe mai stato un vescovo che chiudeva il cuore ai dolori dei poveri, benedicendo il potere. Così fu considerato un comunista. Dopo la morte sarebbe stato qualificato come teologo della liberazione (che non era). Era un vescovo del Concilio che viveva per il suo popolo. Questo popolo l'ha amato e venerato dopo la morte. La sinistra ha usato Romero come bandiera rivoluzionaria, sminuendone lo spessore religioso. È stato avversato da gruppi ecclesiastici, timorosi che la beatificazione canonizzasse la Teologia della liberazione. Tuttavia, vincendo lunghi indugi, Francesco ha ascoltato la voce del popolo cristiano e l`ha proclamato beato. La storia ha ricostruito la sua vera immagine, un modello per i pastori del XXI secolo: dare la vita per la gente. Una settimana fa, anche i vescovi del Salvador hanno ritrovato l`unità, concelebrando presso la tomba del martire con il postulatore monsignor Paglia. È l`ultimo miracolo di Romero.

Editoriale per Famiglia Cristiana del 22 marzo 2015

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