domenica 15 dicembre 2013

«Da Francesco l`invito a scrivere una nuova storia missionaria»

Riccardi: l`annuncio massima sfida per la Chiesa di oggi
 

Siamo in un periodo in cui, a differenza di altri momenti, non si amano tanto i documenti. Papa Francesco, presentando l`Evangelii gaudium, ne è consapevole e scrive: «Non ignoro che oggi i documenti non destano lo stesso interesse che in altre epoche, e sono rapidamente dimenticati. Ciononostante, sottolineo che ciò che intendo qui esprimere ha un significato programmatico e dalle conseguenze importanti». 
Infatti questa Esortazione apostolica é davvero un "programma" del pontificato che vuole avere "conseguenze importanti" nella Chiesa. Francesco afferma con molta forza: «Questo non è l`opinione di un Papa né un`opzione pastorale tra altre possibili; sono indicazioni della Parola di Dio...». Il Papa sta parlando della missione e dell`essere popolo. Ma che c`è di nuovo? Sono decenni che parliamo di evangelizzazione o di missione. Ci sono piani pastorali, realizzazioni, rilevazioni problematiche e tant` altro. Dov`è la novità? La novità di Francesco è proprio il fatto che parole antiche e evangeliche, come fede, misericordia, perdono, speranza, missione..., sono tornate attuali e attrattive. La gente ascolta volentieri il Papa, ma questo per lui - non è che un inizio. È un popolo che deve coinvolgersi nella missione, che lui sta vivendo. Papa Francesco non propone un`opera in più, ma la visione di questo momento storico. Parte da una lettura del nostro tempo co- me stagione dolorosa: «il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualistica che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l`entusiasmo di fare il bene». 
Bisogna cambiare questo mondo, risvegliare e ritrovare l`umanità. È il compito della missione del Vangelo, che deve diventare «il vero dinamismo della realizzazione personale» per i cristiani, cioè il dono della vita agli altri. In linea con Paolo VI e Giovanni Paolo II, Francesco propone di nuovo oggi la missione come «massima sfida per la Chiesa». Si potrebbe lodare questo testo (come esigono l`uso e il rispetto), ma anche concludere: "già facciamo quanto viene richiesto dal Papa". Certo - si aggiungerà - "lo si potrebbe far meglio, ma siamo gente limitata e le nostre comunità sono fragili". In fondo la vita delle Chiese locali è già programmata e piena d`impegni. In questo modo si elimina la novità del messaggio del Papa e il suo invito a superarsi e rivedersi. Francesco sembra cogliere questa resistenza profonda, da gran conoscitore della vita della Chiesa: bisogna abbandonare - dice - il "si è sempre fatto così". 
Non é un`esortazione generica, ma di una via indicata con autorevolezza: «Spero che tutte le comunità facciano in modo di porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno. 
Ora non ci serve una "semplice amministrazione"». La novità sta proprio nell`invito a scrivere, a partire da questo tempo, una nuova storia missionaria della Chiesa. Non è cosa da poco. Insomma un unico grande orientamento per quel corpo complesso che è il cattolicesimo in tutta la sua molteplice stratificazione. Il pensiero del papa è chiaro: le cose non possono restare così. Non è negare il bene che c`è e si fa, ma è manifestare fiducia nelle risorse spirituali e umane dei cristiani che sapranno superarsi in un nuovo entusiasmo evangelico. L'Evangelii gaudium non è un programma, ma un testo ricco e articolato da meditare e su cui misurarsi: dalle sue pagine trasuda sapienza umana e pastorale. Insomma una prospettiva con cui rivedere la vita della Chiesa: «l`azione missionaria è il paradigma di ogni opera della Chiesa» - afferma il Papa -. Non è un`indicazione da poco per una riforma ecclesiale. Ma è realistica una revisione profonda che parte dal cristiano e coinvolge le comunità e le istituzioni? 
Papa Francesco è convinto che sia una necessità e una grazia. In questo tempo rassegnato, propone un sogno affascinante: «Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l`evangelizzazione del mondo attuale, più che per l` autopreservazione». Sono parole che comunicano visione e speranza per il futuro. 

da Avvenire 15 dicrembre 2013

venerdì 13 dicembre 2013

ANDREA RICCARDI: “AFFETTO E STIMA PER BENNY LAI TESTIMONE ATTENTO E CURIOSO DEL CONCILIO”



Dichiarazione del fondatore della Comunità di Sant’Egido

 “Ricordo Benny Lai, decano dei vaticanisti italiani e testimone diretto del Concilio, con l’affetto e la stima che si deve agli amici di lunga data. E’ stato fra coloro che hanno contribuito a far conoscere al grande pubblico il Concilio Vaticano II, e lo ha fatto, durante il suo svolgimento e successivamente, con articoli e libri nei quali l’analisi approfondita di eventi di portata storica si coniugava con l’arguzia del grande cronista. Da ricordare anche i suoi studi sul cardinale Siri. Il suo era il punto di vista di un laico, come amava definirsi per sottolineare il distacco dell’osservatore imparziale, ma anche quello di un intellettuale rispettoso della realtà ecclesiale nella sua complessità. Come tale, ebbe modo di apprezzare il lavoro della Comunità di Sant’Egidio, che giudicava tra i frutti maturi del Concilio. Sono onorato di essere stato suo amico, e oggi ne ricordo  con affetto l’impegno professionale e la grande umanità”.  


Roma, 13 dicembre 2013

sabato 7 dicembre 2013

La comunicazione, una sfida per l`intera comunità

Un articolo di Maurizio Carucci su Avvenire sul modo di comunicare della Santa Sede, dal Concilio ad oggi, il nuovo libro di Scelzo: La penna di Pietro. Alla presentazione, tra gli altri, Celli, Gànswein, Riccardi, Lombardi, Navarro Valls.

Roma. «La Chiesa trova oggi la sua principale sfida sul come annunciare Gesù e ilVangelo e dunque sul come comunicare in un contesto di miliardi di persone». Lo ha detto monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, presentando La penna di Pietro, libro scritto da Angelo Scelzo, vicedirettore della Sala stamp a vaticana, dedicato alla storia della comunicazione vaticana dal Concilio Vaticano II a papa Francesco. Nella gremita aula magna della Lumsa (Libera Università degli studi Maria Santissima Assunta) c`erano padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, l`arcivescovo Georg Gànswein, prefetto della Casa Pontificia, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant`Egidio, e Joaquin NavarroVal1s, già portavoce di Giovanni Paolo II. «Il tempo del Concilio - ha raccontato l`autore - si è posto come il tempo di maturazione di una stagione importante della comunicazione ecclesiale. La Chiesa ha preso coscienza della sua capacità di "fare notizia", e un gruppo importante di giornalisti più attenti alla sua vita, i cosiddetti vaticanisti, ha preso professionalmente sul serio la nuova occasione che gli veniva offerta». Tutti i Papi sono stati comunicatori. Benedetto XVI, per esempio, ha avuto una grande apertura verso la Rete e il mondo digitale. Padre Lombardi ha ricordato che «Ratzinger ci ha dato una trilogia su Gesù. La grandissima attenzione su papa Francesco di cui tutti godiamo - ha aggiunto il direttore della Sala Stampa vaticana - dal punto di vista comunicativo a me di problemi li pone, perché lui desidera una Chiesa non troppo centralistica e tuttavia il Papa manifesta una leadership e una attrattiva così forti. La domanda è: riusciremo ad avere anche noi una comunicazione non centralizzata? È una bella sfida».

martedì 3 dicembre 2013

A Padova, domani, Riccardi racconta la sorpresa di Papa Francesco

A SANTA GIUSTINA ore 17

La sera del 13 marzo 2013 su una Chiesa in grave crisi, su un mondo cattolico ancora scosso dalle dimissioni di Benedetto XVI, si leva improvvisa "una ventata di freschezza umana ed evangelica". Dalla loggia centrale di San Pietro si affaccia un papa inatteso: il cardinale Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires. "La sorpresa di Papa Francesco. Crisi e futuro della Chiesa" (Mondadori) è il titolo del libro di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant`Egidio, che sarà presentato domani alle 17 nell`aula magna dell`Abbazia di Santa Giustina, in via Ferrari 2/A (Prato della Valle).
Ne discutono con Riccardi, la scrittrice Antonia Arslan, Fabio Scarsato, direttore del "Messaggero dì Sant`Antonio", Roberto Papetti, direttore de "Il Gazzettino", e Andrea Tornielli, vaticanista de "La Stampa".
Modera Adriano Roccucci dell`Università degli studi Roma Tre. Il pontificato di Bergoglio si è annunciato fortemente innovatore fin dal nome di Francesco, che nessun predecessore, in duemila anni, aveva mai scelto. Le sue parole e i suoi gesti semplici conquistano subito credenti e non credenti. Bergoglio incarna, fin dai tempi del suo ministero in Argentina, una Chiesa assetata di giustizia, coinvolta nelle "periferie dell`esistenza".