giovedì 28 novembre 2013

«Papa Francesco, il nuovo vigore della profezia»

VI RACCONTO IL MIO LIBRO
Alberto Chiara

Non è un populista. Né un astratto sentimentale. «Pur non coltivando piani dettagliati o una cultura del progetto, Jorge Mario Bergoglio ha mostrato di avere un sogno sulla Chiesa e di volerla condurre
sulle vie del futuro».
Con La sorpresa di papa Francesco (Mondadori) Andrea Riccardi setaccia la ricca biografia del Pontefice. Con lui riprende vigore una parola molto usata dopo il Vaticano II, fino a essere accantonata perché ormai logora: profeta. «Dal greco, significa "colui che parla a nome di qualcuno". Bergoglio segna un ritorno al Vangelo, parla a nome di Dio, insegna a mettersi alla sua scuola».
«Francesco», dice Riccardi, «non è un monarca, ma un pastore e un amico. Ben conosce l`umanità generata dalla globalizzazione, afflitta da solitudine e individualismo, con pochi legami e quei pochi
spesso solo virtuali, inserita in un mondo urbano fatto di periferie, senza più un "prossimo" riconoscibile e da amare.
Sebbene non ne ignori limiti e contraddizioni (anzi, li rilevi) il suo rapporto con la realtà di oggi è marcato da una profonda simpatia. Una Chiesa all`altezza della sua missione è, per lui, il vero contributo per cambiare il mondo contemporaneo, rendendolo più umano».

venerdì 22 novembre 2013

IL LIBRO DI RICCARDI «Bergoglio? Un Papa che riporta la Chiesa vicino agli emarginati»

La presentazione al Comune di Salerno del libro di Riccardi su Papa Francesco
di Paolo Romano  su "La Città".

«Papa Bergoglio è l`espressione di una Chiesa assetata di giustizia, coinvolta nelle periferie dell`esistenza, vicina agli ultimi, agli emarginati, come gli anziani abbandonati al loro destino, come i profughi ricordati nella commovente visita a Lampedusa. Una Chiesa permeata dalla cultura dell`incontro, che è capace di creare condivisione negli sterminati spazi urbani». Nel suo ultimo testo va al centro del carisma di papa Francesco Andrea Riccardi, che l`altra sera ha presentato a Salerno il libro "La sorpresa di papa Francesco" (Mondadori). In un gremito Salone dei Marmi, Riccardi ha tracciato un profilo approfondito di un pontefice che non va letto solo nella dimensione spirituale. «È proprio questa la peculiarità di approccio di Riccardi - ha spiegato il giornalista Angelo Scelzo, vice-direttore della Sala Stampa Vaticana - ci aiuta a leggere Bergoglio non solo sotto l`aspetto pastorale, ma anche in una prospettiva storica, politica, nel senso più alto della parola, così come Riccardi ha fatto con la biografia di Giovanni Paolo II». Nei suoi saluti, il sindaco Vincenzo De Luca ha sottolineato la prospettiva voluta da papa Bergoglio di una "Chiesa non autoreferenziale, che esce fuori dal suo recinto". Il rettore dell`Università di Salerno, Aurelio Tommasetti ha salutato in Riccardi «uno storico che ha dato un contributo prezioso all`approfondimento dell`azione della Chiesa dell`ultimo mezzo secolo». L`appuntamento salernitano, promosso dal Centro Studi di Diritto Europeo e della Cappella dell`Università degli Studi di Salerno, ha visto gli interventi anche del presidente della Comunità di S. Egidio, Marco Impagliazzo e del cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, che ha sottolineato come «nel libro Riccardi rimarca come le parole del papa, i suoi gesti semplici, conquistino credenti e non credenti». Nel libro, Riccardi- storico, fondatore nel 1968 della Comunità di Sant`Egidio e ministro per l`Integrazione nel governo Monti - riflette proprio sulla portata dei primi mesi e sulla prospettiva del pontificato di Bergoglio. Al centro un impegno sociale non da poco: "Papa Francesco - spiega Riccardi non ha condannato nessuno, ma ha puntato il dito sulle inaccettabili ingiustizie che vivono i poveri del mondo».

mercoledì 20 novembre 2013

“Custodire l’umanità” andando “verso le periferie esistenziali”

Se ne parlerà in un convegno ad Assisi il 29 e 30 novembre. Tra i relatori Sorrentino, Bagnasco, Tarquinio, Riccardi, Forte, Scaraffia, Galli della Loggia, Vian

Vatican Insider

martedì 19 novembre 2013

Il Papa, la fede e la missione della Chiesa nell`ultima fatica di Andrea Riccardi

Il tema della fede ed il ruolo rivestito nella vita quotidiana della comunità cattolica, la missione della Chiesa in una società in continua evoluzione e il compito svolto dai Gesuiti. Sono questi solo alcuni dei temi trattati nel libro "La sorpresa di Papa Francesco", edito da Mondadori e scritto da Andrea Riccardi, fondatore nel 1968 della Comunità di Sant`Egidio e, nel governo Monti, ministro della cooperazione internazionale e dell`integrazione. Il volume, che scatta una fotografia dei primi mesi di pontificato di Papa Bergoglio, sarà presentato domani, alle 18.30, nel salone dei marmi del Comune di Salerno.
All`appuntamento, oltre all`autore, interverranno il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, Aurelio Tommasetti, rettore dell`università degli studi di Salerno e l`arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe.
Ci saranno inoltre, tra gli altri, il presidente della Comunità di Sant`Egidio Marco Impagliazzo ed il docente universitario Armando Lamberti. Modererà il vice direttore della sala stampa della Santa Sede Angelo Scelzo. un appuntamento molto importante perchè Andrea Riccardi, che è stato anche ministro, è da molti anni un profondo conoscitore delle cose vaticane e uomo molto vicino alle vicende dello Stato Pontificio. (Alfonsina Caputano - su La Città quotidiano di Salerno)

giovedì 14 novembre 2013

Andrea Riccardi a Buenos Aires, visita la Scuola della Pace di Sant'Egidio alla Villa Miseria 21

La "Villa Miseria 21" è un grande quartiere della grande Buenos Aires, fatto di baracche e casupole, che raccoglie più di 20.000 persone e nel quale la Comunità di Sant'Egidio, da più di 20 anni, lavora per il futuro dei bambini. Negli ultimi anni si avverte con più forza la violenza, dovuta alla diffusione del narcotraffico. Nelle stradine di terra del quartiere sono frequenti gli scontri a fuoco e a volte purtroppo anche i più piccoli vengono colpiti dalle pallottole vaganti, come è successo a Kevin, di 9 anni, due settimane fa.

Anche David, appena ventenne, è stato ucciso un anno fa accanto alla sua casa. La madre Carolina, (nella foto a destra) accogliendo Andrea Riccardi nella sua casa, dice che la sua consolazione è il figlio Nestor, che è cresciuto alla Scuola della Pace, è riuscito a resistere alla violenza, ed oggi ha un lavoro regolare.
La visita di Andrea Riccardi, insieme ad una delegazione della Comunità di Sant'Egidio di Roma, è stata un'occasione per fare festa e per parlare del valore della Scuola della Pace, che rappresenta una speranza per il futuro dei più giovani. Ha detto la signora Blanca: "Ho 8 figli, tutti sono stati alla scuola della pace, tutti qui sono stati amati hanno imparato qualcosa".
E' vivo qui il ricordo di papa Francesco, che visitava spesso la "Villa Miseria" quando era arcivescovo di Buenos Aires. "Il Papa si ricorda di questo quartiere?" hanno chiesto le madri dei bambini, felici di sapere che, come ha detto loro Andrea Riccardi, "il Papa ricorda molto bene la Scuola della Pace".



Il giorno dopo Andrea Riccardi e la delegazione hanno visitato anche l'istituto per anziani  "Rawson". E' grande la loro voglia di compagnia, di trovare qualcuno che li ascolta. In occasione di questa visita, molti hanno ricordato le loro storie di emigrazione e di lavoro duro, e hanno espresso il loro grande affetto per la Comunità.

mercoledì 13 novembre 2013

Riccardi, conferenza a Buenos Aires su papa Francesco: un nuovo slancio ecclesiale

«L'osmosi tra la crisi europea e la crisi della Chiesa ha provocato una scelta intelligente, e cioè quella di un Papa che veniva da un altro mondo, dove tale osmosi non c'era»: lo ha
sottolineato durante una visita in Argentina il fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi.
Il Papa ha in altre parole rappresentato «uno slancio ecclesiale non legato al pessimismo europeo», ha sottolineato l'ex ministro durante una conferenza presso l'Università Cattolica.
«Non se qui non manchino i problemi nella Chiesa e nella società», ha tra l'altro ricordato Riccardi, sottolineando che «la storia di dialogo e delle periferie di Bergoglio è senz'altro una storia di Buenos Aires».
L'ex arcivescovo della capitale ha quindi portato nella Chiesa «la sua storia, che è argentina, non però un modello». Il Papa non ha, in altre parole, «una visione ideologica», ha precisato Riccardi, che nella conferenza ha tra l'altro sottolineato come «la maggioranza sia entusiasta nei confronti del Pontefice, anche se ci sono delle resistenze».
«Conoscevo Bergoglio e ritrovare Buenos Aires senza di lui - ha concluso Riccardi - un po' mi colpisce».


ANSA 12 novembre 2013

lunedì 11 novembre 2013

Vi spiego perché Francesco è il papa della speranza. Parla Riccardi

In una conversazione con Formiche.net Andrea Riccardi, già ministro per la Cooperazione internazionale del governo Monti, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, professore ordinario di Storia contemporanea e conoscitore della realtà ecclesiale italiana e universale spiega il tentativo di Papa Francesco di ridare speranza alla Chiesa prima di tutto, ma anche al mondo dei non credenti
Un uomo dal cuore giovane, proteso al futuro”. Così Andrea Riccardi, già ministro per la Cooperazione internazionale del governo Monti, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, professore ordinario di Storia contemporanea e conoscitore della realtà ecclesiale italiana e universale, spiega il tentativo di Papa Francesco di ridare speranza alla Chiesa prima di tutto, ma anche al mondo dei non credenti, il suo stile “diplomatico”, la rottura di alcuni schemi, la corsa verso le “periferie” dell’uomo. Riccardi ne parla con Formiche.net, a poche settimane dall’uscita del suo nuovo libro La sorpresa di Papa Francesco. Crisi e futuro della Chiesa (Mondadori, pagine 209, euro 17).

Professor Riccardi, in che senso nel suo libro Lei parla di “sorpresa” di Papa Francesco”?
Già prima di partire per il Conclave, in omaggio a quanto stabilito dal Codice canonico, il cardinale Bergoglio si era dimesso da arcivescovo di Buenos Aires, avendo compiuto i 75 anni di età. Ma la sua elezione, a 76 anni, in un momento di smarrimento della Chiesa dopo la rinuncia di Benedetto XVI, fin dalle prime parole pronunciate dalla loggia di San Pietro, fu subito percepita come l’irruzione del futuro, che dalla Sistina si irradiava nell’intero corpo ecclesiale. Un uomo dal cuore giovane, proteso al futuro, veniva dal “continente giovane” a dare un nuovo futuro alla Chiesa. La seconda sorpresa fu, subito dopo, la scelta del nome Francesco, il nome della semplicità e dell’amicizia; un nome che suona come il programma di una Chiesa che esce dai palazzi e va per le strade, a incontrare gli uomini e le donne. Il programma di una Chiesa povera, amica dei poveri. Francesco “è per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato”, disse subito dopo. Con l’elezione di Papa Francesco si è manifestato un atto di freschezza, di giovinezza spirituale della Chiesa. Questo è il senso della sorpresa.

Cosa intende quando dice che la Chiesa non sa più essere profetica?
Nel mio libro non dico questo. Ritengo tuttavia che nella Chiesa si è vissuta, come ha scritto padre Turoldo in una bella poesia che cito nel mio libro, una crisi di speranza, quasi la percezione che la “profezia” della Chiesa si sia affievolita. La crisi della profezia è infatti anche crisi di speranza. E Papa Francesco ha scelto di ridare speranza, attraverso il servizio alla Parola di Dio, comunicata con semplicità e simpatia.

Wojtyla aveva la forza della fede e viene ricordato, talvolta impropriamente, come il vincitore del comunismo. Ratzinger possedeva, e possiede, la profondità della ragione e da molti viene considerato come il grande sconfitto dalla cultura secolare. Qual è la missione di Bergoglio?
Bisogna guardarsi dai giudizi affrettati su figure come quella di Giovanni Paolo II, che è stato una personalità decisiva del secolo scorso e del passaggio al nuovo millennio, e di Benedetto XVI che è stato un maestro della Chiesa cattolica ed ha mostrato un’umiltà straordinaria con il gesto sorprendente delle dimissioni. Quel che è certo, è che Papa Francesco ha raccolto l’eredità di questi due grandi papi, in un momento di difficoltà per la Chiesa. L’impressione era di un cristianesimo un po’ ingrigito. Il compito che il Papa appena eletto si è dato è stato quello di far uscire la Chiesa dalla propria autoreferenzialità, per incoraggiarla a camminare per le strade del mondo. La scelta di non abitare nel Palazzo Apostolico ma in un luogo aperto, a contatto con altri vescovi e sacerdoti, mostra il suo desiderio di incontro con le persone. Ciò trova conferma nelle udienze in piazza San Pietro e in molte altre occasioni. Il Papa ritiene che la Chiesa debba uscire da se stessa, collocarsi nelle “periferie” umane ed esistenziali che sono l’altra faccia, quella più immediatamente percepibile, spesso alienante, della globalizzazione.

Nel suo libro Lei lega molto la crisi della Chiesa alla crisi dell’Europa. Perché? Non è una smentita del ruolo universale della Chiesa?
La nascita dell’Unione dell’Europa è stata la risposta alla catastrofe della seconda guerra mondiale, che ha trascinato con sé non solo il continente ma il mondo intero, ma ancora, purtroppo, il processo di integrazione politica del vecchio continente, è incompiuto. La crisi economica che ha segnato l’inizio del nuovo millennio ha diffuso un certo pessimismo sulla tenuta della sua moneta e sul futuro dell’Unione. La crisi dell’Europa, il suo invecchiamento demografico e le sue difficoltà politiche, fanno respirare un’aria di declino che in qualche modo si intreccia con la vita della Chiesa, la più antica istituzione europea. Papa Francesco ha da subito assunto un atteggiamento di decisa rottura di fronte a questo atteggiamento, recuperando proprio il ruolo di pastore universale della Chiesa.

La pace sembra essere un punto chiave nell’agenda di papa Francesco. La Chiesa sta riacquistando quel ruolo nello scenario internazionale che sembrava avere un po’ smarrito?
Papa Francesco ha raccontato che il pensiero delle guerre è stato fra i primi ad occupare la sua mente quando l’applauso dei Cardinali ha salutato la sua elezione. Dunque, la pace è certamente un punto chiave della sua agenda; e lo strumento basilare per costruire la pace è il dialogo, il dialogo “via della pace”, come ha detto ai partecipanti all’Incontro internazionale promosso dalla Comunità di Sant’Egidio; il dialogo che è anche il “canale di comunicazione tra la Chiesa e i popoli”. Papa Francesco invita tutti a farsi operatori di pace, ad assumere il ruolo del mediatore di pace, diverso da quello dell’intermediario che cerca anche il proprio guadagno. Il mediatore è colui che, “per unire le parti, sacrifica se stesso, nella logica della carità, fino a perdere tutto perché vinca l’unità, perché vinca l’amore”. Qui dunque c’è anche uno stile “diplomatico”.

Siamo in presenza di nuove “Ostpolitik”, verso il mondo islamico, verso la Cina, ma anche verso il mondo dei non credenti? Lei cosa ne pensa?
Sono trascorsi appena sette mesi dall’elezione di Papa Francesco ed è difficile dare definizioni di un pontificato che è iniziato da così poco tempo. Il Papa non ha esposto le sue intenzioni in un documento programmatico. Quel che però si può già dire con certezza è che le relazioni con il mondo islamico e in generale con le religioni e con il mondo delle culture umanistiche saranno improntate allo “Spirito di Assisi”, cioè a quello spirito che animò la preghiera per la pace che Giovanni Paolo II inaugurò nel 1986 – ancora in piena guerra fredda – e che l’allora cardinale Bergoglio ebbe modo di definire una “sfida della convivenza tra culture e religioni diverse, che richiede uomini di fede profonda che sappiano scrutare e interpretare i segni dei tempi”. Per quanto riguarda poi i rapporti con gli Stati, è significativa la nomina di monsignor Pietro Parolin a nuovo Segretario di Stato, un uomo che viene dalla tradizione diplomatica della Santa Sede, dalla scuola del cardinal Casaroli, collaboratore di Giovanni XXIII e di Paolo VI e Segretario di Stato dello stesso Giovanni Paolo II. Una tradizione diplomatica non disgiunta dall’impegno pastorale.

sabato 9 novembre 2013

Millepagine: Intervista ad Andrea Riccardi sul libro "La sorpresa di papa Francesco"


Il tema della fede, la sua rinnovata importanza nella vita di tutti i giorni, il ruolo della Chiesa in una società complessa come quella odierna, la vicenda storica dei Gesuiti: sono alcuni degli argomenti toccati nella conversazione con Andrea Riccardi, a margine del suo libro dedicato a Papa Francesco. Una delle testimonianze più belle tra quelle raccolte da "Mille Pagine"...



giovedì 7 novembre 2013

Non possiamo dimenticare l'Iraq

Dimentichiamo spesso le situazioni drammatiche per cui non si intravede una via d`uscita. Avviene a livello personale: cosa posso fare io, dove fallisce la politica degli Stati o dell`Onu? Lo si fa a livello di stampa, di Tv e di opinione pubblica, quando non si danno più notizie. Lo si fa come Stati in politica estera. La smemoratezza aiuta a non essere inquietati. È l`ultimo atto di rassegnazione e di abbandono dei Paesi attanagliati da guerre terribili.
Invece la memoria è una protesta, anche se non si riesce a far molto: non siamo rassegnati a che donne, uomini e bambini muoiano sotto i colpi di una violenza barbara!
La memoria si fa preghiera. E il cristianocrede che la preghiera fatta con fede può spostare le montagne. Dobbiamo essere grati a papa Francesco che ci aiuta a ricordare e a non rassegnarci. Due mesi fa ci ha chiamato alla preghiera corale per la Siria. Conversando con Domenico Quirico (liberato dopo una lunga detenzione nelle mani di bande siriane), ho ancora meglio percepito l`orrore di quel conflitto.
 

DA SADDAM ALL`INSTABILITÀ. 

Qualche giorno fa papa Francesco ha auspicato la pace per l`Iraq, nazione «purtroppo colpita quotidianamente da tragici episodi di violenza».
Il Paese è ricco, il terzo produttore di petrolio del mondo con il 10% delle riserve mondiali. La produzione petrolifera rappresenta il 98% delle sue esportazioni e i due terzi del Pil. Ma l`Iraq oggi è un Paese povero di sicurezza e di pace. Ha subito due guerre, bombardamenti, embargo. È passato dalla sanguinaria dittatura di Saddam Hussein a una situazione permanente di instabilità, nonostante l`affermazione della democrazia.
La seconda guerra in Iraq, iniziata nel 2003, dopo il rapido abbattimento di Saddam è perdurata in una drammatica conflittualità.
Gli americani si sono ritirati nel 2009. Il Paese è nel caos e non c`è sicurezza di vita per i suoi cittadini. La regione più tranquilla è il Kurdistan, nel Nord. Gli attentati si susseguono (alcuni hanno recentemente colpito anche gli oleodotti).
Tra le numerose fazioni armate è presente pure Al Qaeda, che colpisce gli sciiti. La maggioranza sciita e la minoranza sunnita non trovano pace. La vita quotidiana è impossibile. I cristiani, eredi di un`antichissima tradizione religiosa, nel 2003 erano 800.000; oggi sono ridotti alla metà.
Ormai non si tiene più il conto degli attentati. Le cronache li registrano nell`indifferenza generale. Nell`ottobre 2013 sono state uccise più di 900 persone, nei primi mesi di quest`anno 6.500.
Come si può dimenticare l`Iraq?


Editoriale di Famiglia Cristiana, 10/11/2013

Presentazione del libro "Sgretolamento. Voci senza filtro" di Antonio Ferrari


Oggi nella Sala della pace della Comunità di Sant'Egidio la presentazione del libro di Antonio Ferrari "Sgretolamento. Voci senza filtro". Intervengono, insieme all'autore,  Andrea Riccardi, Emma Bonino, Alberto Negri. Modera Maria Cuffaro.